Scontri diretti tra Usa e Iran, Kuwait nel mirino: la tregua in Libano regge a stento
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Redazione Esteri
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Il fine settimana appena trascorso ha segnato una pericolosa escalation diretta tra Washington e Teheran, con il Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom) che ha confermato di aver condotto attacchi definiti “di autodifesa” contro infrastrutture militari della Repubblica Islamica.
I raid, eseguiti nello specifico a Goruk e sull’isola di Qeshm, hanno preso di mira radar e siti di comando e controllo dedicati ai droni; una risposta, spiega la nota diffusa su X, all’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che stava operando in acque internazionali. ilsole24ore +3
Questi attacchi mirati, come li ha definiti il Pentagono, hanno innescato una reazione immediata da parte dei Guardiani della Rivoluzione, proiettando l’intera regione in una nuova fase di tensione armata che finora era stata in gran parte evitata, nonostante le schermaglie verbali. ilgazzettino +3
La rappresaglia iraniana e le difese del Kuwait
La risposta di Teheran, come prevedibile, non si è fatta attendere. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato un’operazione di rappresaglia mirata contro una base aerea statunitense, che secondo la loro versione sarebbe stata utilizzata per l’attacco alla torre delle telecomunicazioni sull’isola di Sirik. ilsole24ore +3
In quello che appare come un allargamento del conflitto, a fare le spese della reazione iraniana è stato anche il Kuwait: le difese aeree del piccolo emirato del Golfo, che ospita una importante base militare americana, sono state messe in allerta e hanno intercettato droni e missili nemici, i cui frammenti sono stati la causa dei boati sentiti dalla popolazione. ilsole24ore +3
L’esercito kuwaitiano, con una nota ufficiale, ha invitato i cittadini alla calma, confermando l’efficacia delle operazioni di intercettazione senza però specificare l’origine dell’attacco, anche se l’allineamento temporale con le mosse dell’IRGC lascia pochi dubbi sui mandanti. ilsole24ore +3
Libano, l’esercito israeliano punta su Beaufort
Mentre il mondo osserva con apprensione la potenziale apertura di un secondo fronte diretto tra Stati Uniti e Iran, il fronte libanese – già caldo da mesi – registra una nuova, significativa intensificazione.
Le forze di difesa israeliane hanno infatti annunciato di aver preso il controllo del castello medievale di Beaufort, nel sud del paese; una posizione, questa, che non è solo simbolica ma anche militarmente strategica, dominando vaste aree del territorio libanese e permettendo un controllo effettivo della regione. lastampa +3
Benjamin Netanyahu, in una dichiarazione video, ha definito l’operazione non come un semplice successo tattico, bensì come un “cambio di passo drammatico” nella politica di sicurezza nazionale, ordinando alle truppe di approfondire e allargare la presa in quelle aree che erano sotto il controllo di Hezbollah.
Colonne di fumo si sono alzate sulla città di Arabsalim mentre l’esercito israeliano continua a spingersi in profondità, effettuando quella che viene definita come l’incursione più significativa nel paese negli ultimi venticinque anni. ilsole24ore +3
La posizione iraniana e gli equilibri della tregua
L’avanzata nel sud del Libano, dove i colloqui diretti tra le parti sono ancora in corso a Washington, ha scatenato la reazione diplomatica del governo iraniano.
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento e capo negoziatore di Teheran, ha attaccato duramente gli Stati Uniti, accusandoli di essere i veri artefici della violazione del cessate il fuoco.
“Il blocco navale e l’escalation dei crimini di guerra in Libano”, ha scritto il politico su X, “sono la prova lampante che gli Stati Uniti non stanno rispettando la tregua”. ilfattoquotidiano +3
L’accusa di Ghalibaf, che ha parlato apertamente di “regime sionista genocida”, si inserisce in un contesto di estrema fragilità dell’intesa che avrebbe dovuto congelare il conflitto; un contesto dove ogni azione militare rischia di vanificare i progressi faticosamente raggiunti al tavolo delle trattative, in un crescendo di reciproche accuse e minacce. “Ogni scelta ha un prezzo”, ha concluso Ghalibaf, “e arriverà il momento di pagare il conto”. bresciaoggi +3




