Medio Oriente, l’avanzata israeliana in Libano e il contrattacco che coinvolge Iran e Kuwait

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo israeliano ha rotto gli indugi, ordinando all’esercito di colpire le roccaforti di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, un quartiere – quello di Dahiyeh – che il premier Benjamin Netanyahu ha definito un “quartier generale terroristico” da non lasciare più intatto. repubblica +3

L’annuncio, reso pubblico in una dichiarazione congiunta con il ministro della Difesa Israel Katz, non si limita a una semplice azione di rappresaglia: le truppe di terra hanno già conquistato il castello di Beaufort, un avamposto strategico che domanda il sud del Paese dei cedri, mentre l’obiettivo dichiarato è quello di estendere il controllo militare israeliano almeno fino all’area del fiume Litani. rainews +3

“Se non ci sarà calma nel nord – ha tuonato Katz nel corso di una cerimonia ufficiale – non ci sarà calma neanche a Beirut”, un avvertimento che lega indissolubilmente le sorti dei due fronti e che trasforma ogni violazione nella zona di confine in un casus belli per il cuore pulsante della capitale libanese. ilfattoquotidiano +3

La polveriera tra Stati Uniti e Iran si riaccende con colpi incrociati

Mentre il fronte libanese ribolle, un’altra crisi – parallela ma non troppo distante – ha riacceso le tensioni nel Golfo Persico.

Il comando centrale americano (Centcom) ha confermato di aver condotto raid mirati contro radar e siti di controllo per droni in territorio iraniano, precisando che si è trattato di una risposta “di autodifesa” dopo l’abbattimento di un drone MQ-1 Predator statunitense, avvenuto – secondo Washington – al di sopra di acque internazionali. huffingtonpost +3

La versione di Teheran, veicolata dai Guardiani della Rivoluzione, è naturalmente opposta: il velivolo senza pilota avrebbe violato lo spazio aereo nazionale sulla acque territoriali iraniane, venendo prontamente intercettato e distrutto dalla difesa aerea.

Quel che è certo è che la rappresaglia americana, localizzata nelle aree di Goruk e sull’isola di Qeshm, ha innescato una reazione immediata e inedita, proiettando il conflitto oltre i tradizionali confini geografici. mediaset +3

L’attacco missilistico iraniano colpisce il Kuwait, che si mobilita

La reazione di Teheran non si è fatta attendere, dimostrando una capacità di escalation che ha colto di sorpresa gli osservatori internazionali.

Non si è trattato di un attacco diretto contro le basi americane in Qatar o negli Emirati, bensì di un’azione combinata – missili e droni – diretta verso il Kuwait, uno degli alleati storici degli Stati Uniti nella regione. corriere +3

L’esercito kuwaitiano, colpito da quello che ha definito un “fuoco ostile”, ha immediatamente diramato un allarme alla popolazione, ordinando l’attivazione dei sistemi di difesa aerea per intercettare i velivoli in arrivo. corriere +3

Sebbene il governo del Kuwait abbia parlato genericamente di attacco missilistico, la circostanza rappresenta un’escalation qualitativa nel conflitto: per la prima volta dall’inizio della crisi, uno Stato del Golfo (diverso dall’obiettivo strategico primario rappresentato da Israele) si trova a subire un’aggressione diretta sul proprio suolo, allargando di fatto il perimetro di un confronto che rischia di tracimare. la7 +3

Il nodo irrisolto della tregua e l’impotenza dell’Unifil

A fare da contraltare a questa virulenta ripresa delle ostilità restano le flebili voci della diplomazia e la cronica impotenza delle forze di interposizione.

L’Unifil, la missione Onu presente in Libano dal 1978, ha ammesso senza mezzi termini le difficoltà operative: “Israele ci chiede pubblicamente di abbandonare le postazioni”, ha dichiarato a Huffpost il vice portavoce Tilak Pokharel, aggiungendo che la mobilità dei caschi blu è gravemente limitata dalla presenza di mine e blocchi stradali. secoloditalia +3

“Non è business as usual”, ha commentato un portavoce, fotografando la situazione di stallo in cui versano i peacekeeper, costretti a osservare l’avanzata israeliana verso il Litani senza poter esercitare alcuna deterrenza.

Nel frattempo, le iniziative diplomatiche procedono a singhiozzo: Parigi ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza, mentre Roma mantiene un profilo prudente, in attesa di capire se la mediazione americana (puntualmente fallita anche nella gestione del dossier con Teheran) potrà ancora produrre effetti concreti. ilsole24ore +3

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