Nel segno di Francesco, il Cammino dei Cappuccini si sdoppia in tre nuovi itinerari sulle Marche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, ricorrenza che cade in questo 2026, non verrà celebrato solo con messe e cerimonie ufficiali, ma anche con un paio di scarponi ai piedi, zaino in spalla, immersi nel silenzio dei boschi dell’Appennino marchigiano. D’altronde, il “Cammino dei Cappuccini”, esperienza che ha già riscosso un notevole successo nella passata stagione, si appresta a tornare con un’offerta ampliata e diversificata: tre distinte proposte di trekking guidato, pensate per interpretare la figura del Santo di Assisi attraverso angolature differenti, che spaziano dalla fatica fisica più pura alla condivisione introspettiva di coppia. Non si tratta, è bene sottolinearlo, dell’ennesima operazione di marketing territoriale. Qui siamo di fronte all’unico cammino italiano la cui gestione è affidata direttamente a un Ordine religioso, i Frati Minori Cappuccini, i quali, forti di questa unicita, hanno deciso di alzare il tiro per l’anno giubilare francescano.

La traversata integrale, da Camerino ad Ascoli, per chi non teme la fatica

La prima proposta, quella che potremmo definire la sfida principale, si snoderà nell’arco di sette giorni, dal 20 al 26 aprile, coprendo una distanza di circa 160 chilometri. Si parte da Camerino e si punta decisi verso sud, con destinazione Ascoli Piceno; nel mezzo, un susseguirsi di saliscendi continui e tappe che variano dai 17 ai 26 chilometri giornalieri, il tutto per un gruppo ristretto che non potrà superare le trenta unità -1-6. Camminare fianco a fianco con i frati permette di entrare in una dimensione che oggi, con il lessico contemporaneo, definiremmo “fuori bolla”: si condivide il silenzio dei boschi, la fatica delle salite, e la sera ci si ritrova per momenti di riflessione collettiva. Il tracciato, in questa sua versione più impegnativa, cuce insieme conventi e luoghi di fede, conducendo i pellegrini fino al Santuario di San Serafino, alle porte di Ascoli -1-6.

Ottantotto chilometri per sole dieci coppie, tra Fonte Avellana e il Verdicchio

Parallelamente, e con una filosofia radicalmente diversa, prende forma il “Cammino delle coppie”. L’appuntamento, dal 29 aprile al 3 maggio, è per un numero limitatissimo di partecipanti: solo dieci coppie, le quali si muoveranno dal Monastero di Fonte Avellana, luogo che trasuda una sacralità quasi magnetica, per scendere dolcemente verso Cupramontana, terra di produzione del Verdicchio -1-6. Ottantotto chilometri in totale, una media di tredici al giorno, con la possibilità di usufruire di un servizio transfer per i tratti più impervi. L’obiettivo qui non è la prestazione atletica, bensì l’utilizzo del cammino come tempo privilegiato per l’ascolto e la crescita relazionale; il paesaggio delle colline vitate, in questo contesto, diviene una cornice quasi lirica a un viaggio interiore.

Dalla Gola del Furlo ai Piani di Ragnolo, l’anima più selvaggia dell’Appennino

Nelle stesse date, dal 29 aprile al 3 maggio, ecco la terza opzione, pensata per escursionisti più esperti e desiderosi di misurarsi con il versante più autenticamente naturalistico del Cammino dei Cappuccini. La guida ufficiale condurrà un gruppo nel cuore più selvaggio dell’Appennino, da Fossombrone a Fabriano, attraversando gole profonde, boschi fitti e crinali esposti -1-6. È il tratto dove la natura mostra i denti, certo, ma regala anche gli scorci più gratificanti, una geografia che le mappe turistiche convenzionali spesso dimenticano di colorare. Oltre a queste tre esperienze principali, va segnalata anche un’iniziativa diffusa che prenderà vita tra settembre e ottobre: si tratta di un trekking in sei tappe da Camerino ad Amandola (con pernottamenti in strutture convenzionate e un costo che parte da 580 euro) e di un secondo itinerario di cinque giorni, dal 30 settembre al 4 ottobre, che esplorerà il tratto centrale da Cupramontana a Camerino -3-5-7. L’intento, comune a tutte le proposte, è quello di abitare il tempo più che di attraversare lo spazio, riscoprendo quel legame profondo tra uomo, natura e trascendenza che fu del Poverello d’Assisi.

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