Prezzi gonfiati e dossieraggi, l’ex 007 Del Deo al centro di due tempeste giudiziarie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è solo una questione di soldi, sebbene la cifra ipotizzata – parliamo di milioni di euro volatilizzati in forniture dai costi inspiegabilmente lievitati – rappresenti già di per sé un campanello d’allarme per gli inquirenti romani. Il terremoto che ha scosso i piani alti dell’intelligence italiana, con undici perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros, ruota attorno alla figura di Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis e, prima ancora, vice dell’Aisi. L’accusa, per lui che ha dedicato una vita ai segreti di Stato, è duplice: peculato e accesso abusivo a sistema informatico. Un binario parallelo, questo, dove i presunti affari sporchi – quei “prezzi gonfiati per gli acquisti dei servizi segreti” emersi come un’epatite nei verbali – si intrecciano con un’altra voragine, quella dei dossieraggi illeciti che avrebbero preso di mira persino il perimetro più stretto della presidente del Consiglio.

La “squadra Fiore” e i milioni spariti nel buco nero degli appalti

Al centro del primo filone c’è un meccanismo tanto semplice quanto perverso: forniture informatiche e servizi di cybersecurity pagati profumatamente dallo Stato, ma il cui valore reale sarebbe stato artificiosamente gonfiato. Gli investigatori del Ros, dando esecuzione ai decreti della Procura di Roma, hanno messo sotto sequestro una mole impressionante di materiale – server, file cartacei, hard disk – che gli stessi inquirenti definiscono “una gran massa di dati”. Tra questa ragnatela di carte e bit, spiccano i rapporti tra Del Deo e un gruppo di imprenditori, descritti come “amici” delle sue frequentazioni, i quali avrebbero agito da cassa di risonanza per queste presunte truffe. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di semplici irregolarità contabili: la procura sospetta che i fondi destinati alla sicurezza nazionale siano stati dirottati, creando un circuito opaco che ha finito per avvantaggiare privati vicini all’ex agente.

Il secondo filone: spionaggio, fughe di notizie e il fantasma del dossieraggio politico

E poi c’è l’altra Italia, quella fatta di pedinamenti digitali, accessi non autorizzati a banche dati riservate e notizie che finiscono puntualmente sulle pagine sbagliate al momento giusto. Qui il nome di Del Deo si incrocia con una vicenda già esplosa in passato, quella del capo di gabinetto di palazzo Chigi, Gaetano Caputi, finito suo malgrado al centro di un’inchiesta che ha tirato in ballo (ancora una volta) alcuni giornalisti del quotidiano “Domani”. Gli investigatori stanno vagliando se l’ex numero due del Dis abbia avuto un ruolo in quella rete parallela di “spioni” – resa celebre dalle vicende dell’ex finanziere Pasquale Striano – capace di violare i sistemi per colpire la premier. Non ci sono ancora capi d’accusa definitivi su questo versante, ma i sequestri di telefoni cellulari e device personali (undici in tutto) suggeriscono che la procura stia cercando il proverbiale fumo nell’arma.

Migliaia di documenti al vaglio: la sfida degli inquirenti

Quello che i carabinieri del Ros hanno portato via dagli uffici e dalle abitazioni degli indagati non è un semplice fascicolo. Sono “migliaia di documenti e file”, come hanno confermato le stesse fonti giudiziarie, un’enorme mole di dati che dovrà essere setacciata byte dopo byte. A rendere il lavoro particolarmente complesso, oltre alla quantità industriale del materiale, c’è la natura tecnica delle informazioni: molte di esse riguardano procedure criptate o operazioni di intelligence che, per loro stessa natura, non amano la luce del sole. Parallelamente, gli specialisti del Ros hanno già iniziato l’analisi forense dei cellulari e dei computer sequestrati. Si cerca, in particolare, la prova di un legame organico tra i due filoni: quei soldi gonfiati servivano forse a finanziare le attività di spionaggio illegale? O si tratta di due mostri separati che condividono solo lo stesso anti? Per il momento, la procura mantiene il massimo riserbo.

L’ombra di Del Deo e il prepensionamento voluto da Meloni

Giuseppe Del Deo, va ricordato, non è un nome qualsiasi negli ambienti della sicurezza. Ex vicedirettore del Dis – l’organo che coordina i servizi – e già alto ufficiale dell’Aisi, venne messo in prepensionamento poco più di un anno fa. A firmare il provvedimento fu direttamente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, un dettaglio che oggi, alla luce delle perquisizioni, assume i contorni di un tempismo quasi profetico. L’ex agente, che per anni ha avuto accesso ai segreti più sensibili del Paese, si trova ora a dover rispondere di accuse che minano proprio il fondamento etico del suo ex mestiere: la fedeltà allo Stato. Tra gli undici indagati, oltre agli imprenditori già menzionati, figurano altre figure legate al mondo della cybersecurity e dell’information technology. Nessun nome è stato ancora ufficializzato dalla procura, se non quello di Del Deo, ma le indiscrezioni parlano di una rete ben oliata che operava a cavallo tra pubblico e privato, sfruttando la zona grigia dove i controlli, spesso, sono solo formali.

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