Prezzi gonfiati e dossieraggi, la doppia vita dell’ex 007 Del Deo finisce sotto inchiesta
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Redazione Interno
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Sono bastati pochi decreti firmati dalla Procura di Roma per far tremare gli equilibri, già fragili, di una certa “zona grigia” dove si incrociano i flussi di denaro pubblico, la sicurezza nazionale e gli affari privati. I carabinieri del Ros, nelle ultime ore, hanno eseguito una serie di perquisizioni – personali e informatiche – che coinvolgono undici persone, tra cui spicca il nome di Giuseppe Del Deo, l’ex numero due del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) finito al centro di un duplice filone investigativo. Da un lato, come emerge dagli atti, ci sarebbero i presupposti per un vero e proprio buco nei fondi dell’intelligence: milioni di euro sarebbero spariti attraverso appalti dai costi gonfiati, stipulati – secondo l’accusa – con una società di “amici” che forniva software di riconoscimento facciale. Dall’altro, e questo è l’aspetto forse più inquietante per la tenuta delle istituzioni, si profila l’ombra di un’attività di dossieraggio selvaggio: una squadra clandestina, ribattezzata “Squadra Fiore” o “i neri”, che avrebbe utilizzato le banche dati riservate dello Stato per scopi del tutto estranei alla sicurezza della Repubblica.
L’intreccio miliardario e i contrioni “pilotati” verso la Sind
Il cuore dell’accusa di peculato, che vede indagato l’ex 007 insieme ad alcuni imprenditori, ruota attorno a una gestione, per usare un eufemismo, poco ortodossa delle risorse della Presidenza del Consiglio. Quando Del Deo era a capo del reparto economico-finanziario dell’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna), avrebbe avuto il potere – quasi un “carte blanche” stando alle testimonianze raccolte – di indirizzare commesse per milioni di euro verso la Sind, una società specializzata in sistemi biometrici e intercettazioni. In particolare, i riflettori sono puntati su un contratto da circa 10 milioni di euro per una piattaforma informatica chiamata “Nexus”. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si tratterebbe in realtà di un software a basso costo, descritto da alcuni come un “programma da università” open source, il cui valore reale sarebbe infinitamente inferiore alla cifra pattuita. Tra i nomi che compaiono nel registro degli indagati spuntano Enrico Fincati, all’epoca gestore della Sind, e Carmine Saladino, ex fondatore di Maticmind; quest’ultimo, in particolare, si trova a rispondere anche di una truffa aggravata da 8 milioni di euro legata a una complessa operazione di acquisizione societaria che avrebbe danneggiato Cassa Depositi e Prestiti.
La “Squadra Fiore” e la rete parallela di spionaggio
Se il capitolo dei soldi pubblici rappresenta la parte più “solida” dell’indagine, il secondo fronte – quello sul dossieraggio – apre scenari da guerra fredda. I magistrati ipotizzano l’esistenza di una struttura occulta, attiva dal novembre 2024, dedita a “interferenze illecite nella vita privata” e alla commercializzazione di segreti di Stato. Del Deo, secondo il capo d’imputazione, si sarebbe avvalso di una cerchia ristretta di collaboratori (ex membri delle forze dell’ordine e degli stessi servizi) ai quali impartiva ordini per attività “clandestine di tipo para investigativo”, utilizzando gli schedari informativi dell’intelligence per fini non istituzionali. E non è tutto: nelle carte sequestrate emergerebbero riferimenti inquietanti a “casini dal Vaticano” e a un buco da sette-otto milioni di euro, con un teste che ha raccontato di come tra i dipendenti dell’Agenzia circolassero voci insistenti secondo cui Del Deo avrebbe addirittura trasferito valuta all’estero. La notizia, per certi versi, riporta alla mente vecchie pratiche da “servizi deviati”, quella stessa strategia della tensione fatta di ricatti e informazioni riservate usate come arma di ricatto.
Dalle intercettazioni a Caputi fino al prepensionamento “ad personam”
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è il legame cronologico con episodi già noti, come le verifiche sui controlli effettuati ai danni di Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Palazzo Chigi, o i presunti pedinamenti legati all’ex compagno della premier. Quella che sembrava una semplice “guerra di spioni” assume ora i contorni di una gestione parallela dei fondi e delle informazioni. Del Deo, che godeva della fiducia dei vertici politici tanto da essere nominato al Dis nell’agosto del 2024, è stato improvvisamente spedito in prepensionamento nell’aprile del 2025, a soli 51 anni, con un provvedimento che molti, a posteriori, leggono come un tentativo di rimuovere un ingranaggio che girava troppo velocemente e senza controllo. Oggi, mentre gli investigatori analizzano i server e i dispositivi sequestrati (migliaia di file e documenti cartacei), l’ex numero due si è “autosospeso” dalla carica di presidente esecutivo di Cerved Group Spa, dichiarandosi estraneo ai fatti. Restano, intanto, le domande dei magistrati: dove sono finiti quei 5 milioni? E chi commissionava quei dossier riservati?




