Mourinho e la ricetta per il calcio italiano: «Serve la combo M

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Redazione Sport Redazione Sport   -   José Mourinho non è mai stato uomo da mezze misure, e il suo ritorno a Milano – per un evento pubblicitario legato a una nota compagnia di assicurazioni – è diventato l’occasione per una disamina senza filtri sullo stato di salute del nostro calcio. Lo Special One, che in Italia ha lasciato un segno indelebile soprattutto sulla panchina dell’Inter (pur avendo sempre ribadito, anche da avversario, di sentirsi «a casa»), ha scelto di intervenire su uno dei temi più dolenti del momento: la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, un’assenza che definisce «triste» e che – come ha confessato – lui stesso faceva fatica a credere, tanto da discuterne con Rui Costa chiedendosi «Com’è possibile che la nostra Italia non ce l’abbia fatta?».

Niente ct stranieri, la svolta è italiana

A chi gli chiedeva se fosse pronto a guidare la Nazionale, Mourinho risponde con un netto «non è ancora il momento» e aggiunge un consiglio preciso: l’Italia non ha bisogno di un commissario tecnico straniero. Il ragionamento, articolato e supportato da esempi concreti, parte da un paradosso apparente: perché un Paese come il Portogallo, con circa dieci milioni di abitanti, sforna talenti in serie mentre l’Italia inciampa? «Venite a vedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni dentro quelle squadre. Basta questo per capire. E, magari, copiare». Secondo il tecnico portoghese, il problema è strutturale e affonda le radici nella base, non solo nella guida tecnica della prima squadra.

La “combo M&M”: Malagò e Max Allegri

Ed ecco che arriva la proposta – quella che lui stesso ribattezza la «combo M&M» – per uscire dalla crisi. Mourinho indica due nomi su tutti: Giovanni Malagò, che definisce «un nome forte» capace di portare esperienza «per cambiare la struttura di base», e Massimiliano Allegri. Da notare come lo Special One menzioni anche Antonio Conte tra i possibili candidati, ma alla fine la sua preferenza sembra orientarsi proprio sul tecnico livornese, capace – a suo dire – di unire carisma, qualità ed esperienza. «Non puoi avere Carletto Ancelottidice – ma puoi avere Max, Antonio e ce ne sarebbero sicuramente altri». L’auspicio, insomma, è che il rilancio passi da una governance forte (Malagò alla Figc) e da una panchina di peso come quella di Allegri.

L’abbraccio (a distanza) con l’Inter e il caso arbitri

Inevitabile, nella chiacchierata milanese, un passaggio sul presente dell’Inter, dove siede un suo ex giocatore, Cristian Chivu. Mourinho spiega di non essersi ancora congratulato per lo Scudetto – «non sono superstizioso, tutti sanno che lo vincerà, ma finché la matematica non lo dirà non sarà fatta» – e spende parole di elogio per il percorso del rumeno, che ha avuto l’intelligenza di «fare anni con i giovani, studiare, fare i corsi» prima di approdare in panchina. Quanto all’inchiesta che sta sconvolgendo l’Aia, l’allenatore portoghese (che in passato fece battaglie più contro il «sistema» che contro i singoli arbitri) si dice convinto che «non c’è fumo senza fuoco», ma chiede di attendere la giustizia prima di additare colpevoli. Un’ultima nota, più affettuosa, riguarda la Roma: «Per me è stato il posto più bello della mia carriera – ha raccontato al Giornale – la vittoria in Conference è stata una festa pazzesca. Nemmeno nei trionfi in Champions ho visto scene così». Parole che pesano come macigni, in un calcio italiano che cerca ancora una direzione.

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