Bitcoin arretra sotto i 90mila dollari, mentre i mercati valutano rischi e tensioni
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Redazione Economia
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Il tentativo di rimonta del Bitcoin, che nei giorni scorsi aveva sfiorato la soglia dei 93mila dollari, si è infranto contro una nuova ondata di vendite, spingendo la principale criptovaluta a cedere oltre il cinque per cento e a scivolare fin sotto gli 86.500 dollari. Una flessione così marcata, la quale ha travolto – seppur in misura diversa – anche gli altri asset digitali più capitalizzati, ha riportato in primo piano la fragilità della struttura tecnica di breve termine, la quale, dopo aver perso supporti chiave, necessita ora di una solida fase di consolidamento al di sopra dell’area compresa tra i 96.200 e i 95.500 dollari per provare a riconquistare un orientamento davvero rialzista. Persino un eventuale rimbalzo, del resto, si scontrerebbe con una resistenza tutt’altro che trascurabile, quella posta tra i 96.500 e i 96.750 dollari, a dimostrazione di come il percorso verso nuovi massimi storici sia tutt’altro che lineare e privo di ostacoli.
Il contesto generale di avversione al rischio
L’avvio del mese di dicembre, che tradizionalmente viene associato a dinamiche positive sui mercati finanziari, ha invece registrato un netto cambio di passo, con gli operatori che hanno mostrato una rinnovata avversione al rischio in attesa di una serie di dati macroeconomici di rilievo. Tale atteggiamento cauto, che si è riflesso in cali generalizzati anche per gli indici azionari, persiste nonostante le scommesse sui prossimi tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve rimangano sostanzialmente immutate, segnale che altri fattori stanno pesando sulla liquidità e sull’umore degli investitori. In questo clima, Ethereum ha seguito il passo del Bitcoin cedendo circa il sei per cento e portandosi poco sopra i 2.800 dollari, mentre Solana e Ripple hanno registrato perdite ancora più ampie, fino a sfiorare il sette e mezzo per cento, in un quadro di diffusa debolezza che ha eraso, in poche ore, miliardi di capitalizzazione di mercato.
Le dinamiche della correzione e i volumi
La correzione, particolarmente violenta nelle ore notturne tra domenica e lunedì, ha visto il Bitcoin scivolare da circa 91.300 a poco più di 87.000 dollari in un lasso di tempo molto ristretto, riportandosi ai livelli che non venivano osservati dalla metà di novembre, quando il mercato aveva già vissuto una fase di tensione. Un movimento di tale intensità, accompagnato da volumi elevati, ha cancellato in una sola notte oltre 144 miliardi di dollari dalla capitalizzazione complessiva del settore, evidenziando quanto la leva finanziaria e la speculazione a breve termine possano amplificare le oscillazioni in un ambiente già di per sé volatile. Qualcuno, tra gli analisti, ha puntato il dito anche sul rialzo dei rendimenti dei bond giapponesi, considerato un elemento di disturbo per i flussi di capitale a livello globale, sebbene le cause di un sell-off così ampio siano spesso riconducibili a un concorso di fattori, tecnici e sentimentali.
La prospettiva immediata e gli ostacoli
Ora, con i prezzi ritornati su livelli ben più bassi, l’attenzione si sposta sulla capacità del mercato di trovare un nuovo equilibrio, evitando un’ulteriore erosione che potrebbe innescare un trend ribassista più strutturato e duraturo. La perdita dei supporti psicologici e grafici immediati, infatti, ha reso il quadro tecnico più precario, richiedendo – come accennato – un periodo di accumulazione e di base consolidamento prima di poter lanciare un nuovo assalto verso le aree resistenziali più importanti. Nel frattempo, le flessioni di quasi tutte le principali criptovalute, con l’eccezione parziale degli stablecoin ancorati al dollaro, testimoniano una rotazione verso la liquidità e una momentanea sfiducia, la quale dovrà essere assorbita senza nuovi scossoni geopolitici o finanziari per permettere al settore di ritrovare la sua spinta propulsiva.




