Borse in affanno dopo i record, il petrolio frena mentre gli investitori valutano i rischi
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Redazione Economia
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Il motore del rally azionario globale, che aveva appena spinto un indicatore di riferimento a un picco storico dopo quattro sessioni consecutive di guadagni, ha iniziato a mostrare i primi segni di fiato corto. La fase di euforia, che aveva caratterizzato l’avvio dell’anno con il migliore inizio di sempre per i listini asiatici, si è infatti arenata di fronte a una rinnovata prudenza degli operatori, i quali – di fronte al moltiplicarsi di tensioni geopolitiche e a dati macroeconomici americani non univoci – hanno preferito alleggerire le posizioni più rischiose. La scelta di ribilanciare i portafogli, spostando una parte delle risorse verso asset considerati più difensivi come le obbligazioni, ha inevitabilmente frenato la corsa dei mercati, portando a un calo dello 0,1% per l’indicatore mondiale e a un più marcato -0,5% per le piazze finanziarie asiatiche nella giornata di mercoledì 7 gennaio.
Un quadro europeo a macchia di leopardo
L’ondata di vendite, seppur contenuta, ha lambito anche il Vecchio Continente, dove le principali borse hanno chiuso la seduta in ordine sparso, delineando un panorama frammentato e privo di una direzione univoca. A spiccare in negativo è stato il listino di Londra, che ha ceduto lo 0,74%, mentre Parigi ha sostanzialmente tenuto la parità con un lieve calo dello 0,04%. In controtendenza, invece, la Borsa di Francoforte, la quale – supportata da acquisti settoriali – ha registrato un incoraggiante rialzo dello 0,85%. Anche i future collegati agli indici di Wall Street, dopo il balzo del Dow Jones che nella sessione precedente aveva superato per la prima volta la soglia psicologica dei 49.000 punti, si presentavano misti in attesa dell’apertura, a conferma di un’atmosfera di attesa e di consolidamento.
Piazza Affari frena dopo i massimi, ma non mancano i segnali positivi
Il Ftse Mib di Milano, che nel corso delle ultime sedute aveva toccato livelli non veduti dal lontano 2000, ha chiuso la giornata in territorio negativo con un decremento dello 0,43%, allineandosi così alla maggior parte delle altre piazze europee. La correzione, peraltro, non ha intaccato l’vivacità di alcuni comparti e di specifici titoli, i quali hanno continuato a beneficiare di notizie societarie incoraggianti. In testa alla classifica dei rialzi si è piazzato Telecom Italia, la cui quotazione è salita del 5,78% dopo l’annuncio di un importante accordo di cooperazione con Vodafone e Fastweb finalizzato a sviluppare e condividere le infrastrutture di rete per la tecnologia 5G. Un’altra performance degna di nota è stata quella di Italgas, che ha registrato un incremento del 5,39%, confermandosi tra i valori più dinamici del listino insieme ad A2A, Leonardo e Fincantieri, i quali hanno comunque chiuso in positivo. Sul versante opposto, tra i titoli che hanno subito le pressioni vendite, si sono distinte le performance negative di Tenaris, Eni e Saipem, le cui quotazioni hanno accusato flessioni significative.
La commodity sotto pressione in un contesto incerto
Parallelamente all’indebolimento dell’impulso rialzista sui mercati azionari, anche il petrolio ha mostrato un andamento fiacco, scivolando al di sotto di livelli che nelle settimane precedenti sembravano ormai consolidati. Il calo del greggio, del resto, riflette le stesse preoccupazioni che hanno indotto gli investitori a una maggiore selettività: la paura che un deterioramento del quadro geopolitico globale possa minare la crescita economica mondiale e, di conseguenza, la domanda futura di energia. Questo ripensamento sugli asset rischiosi, che qualcuno definisce una necessaria presa di respiro dopo una corsa troppo rapida, sottolinea come i mercati siano ora chiamati a fare i conti con una realtà complessa, dove la liquidità abbondante deve fare i conti con rischi concreti e fondamentali economici non più così scontati.




