Italia del Gusto: export agroalimentare in crescita nonostante le tensioni commerciali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre è in corso l’IDG Export Meeting, l’appuntamento annuale dedicato all’export agroalimentare italiano organizzato da Italia del Gusto con il supporto di Nomisma, emergono i primi confortanti dati dello studio. Nonostante il complicato scenario internazionale, caratterizzato da nuove barriere tariffarie, il comparto Food&Beverage italiano continua infatti a mostrare una notevole resilienza, confermando la solidità della sua performance sui mercati esteri. Dopo aver toccato un record assoluto nel 2024, con un incremento del 9% e un valore complessivo che ha superato la soglia dei 58 miliardi di euro, nel primo semestre del 2025 le vendite all’estero dei prodotti trasformati sono cresciute di un ulteriore 6%, segnando un trend positivo che, seppur in un contesto più difficile, non accenna ad arrestarsi.
Tuttavia, l’ombra dei dazi imposti dall’amministrazione Trump sta iniziando a proiettarsi su alcuni comparti specifici, come dimostrano le ripercussioni sulle industrie friulane del mobile e del vino. Per il Cluster legno-arredo Fvg, che riunisce le imprese produttrici di mobili e componenti d’arredo per le quali gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di riferimento, l’impatto reale è ben più severo di quanto la sola aliquota del 15% lasci presupporre. «A tale percentuale», ha precisato il presidente Edi Snaidero, «occorre aggiungere una svalutazione media del dollaro dell’8-9% anno su anno, il che si traduce in un rincaro complessivo di quasi il 25 per cento per i nostri prodotti, un aggravio che rischia di compromettere la competitività».
Una situazione analoga, sebbene per motivazioni differenti, interessa anche il colosso vinicolo Antinori, il quale deve affrontare non solo i dazi statunitensi sui vini italiani d’importazione, ma anche le severe restrizioni applicate dal monopolio canadese nei confronti dei vini americani, una mera ritorsione alle politiche protezionistiche di Washington. In particolare, nelle province del Québec e dell’Ontario, le misure restrittive hanno di fatto reso invisibili le bottiglie californiane prodotte dalla stessa Antinori California. «Altro che restrizioni: il vino americano è proprio sparito dagli scaffali canadesi», ha ammesso con pragmatismo Renzo Cotarella, amministratore delegato del gruppo.




