Dazi Usa sui prodotti italiani: rischi per l’export e tensioni commerciali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dal 2 aprile 2025, i dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti agroalimentari europei, tra cui quelli italiani, entreranno in vigore, minacciando una fetta significativa dell’export made in Italy. Secondo stime recenti, l’11% delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti potrebbe essere compromesso, in un momento in cui il settore agroalimentare italiano sta vivendo un vero e proprio boom oltreoceano, con un aumento del 17% delle vendite nel 2023. Tra i prodotti più colpiti ci sono vino, olio e pasta, pilastri della dieta mediterranea e simboli del patrimonio enogastronomico nazionale.

Nonostante manchino ancora dettagli precisi sulle percentuali applicabili, si parla di dazi compresi tra il 10% e il 15%, con una durata che desta preoccupazione: a differenza del 2019, quando furono introdotti per un solo anno, questa volta il provvedimento potrebbe protrarsi più a lungo, con ripercussioni significative per le aziende italiane. Il timore è che, oltre a penalizzare i produttori, i dazi finiscano per gravare sui consumatori americani, già alle prese con un’inflazione persistente.

La decisione di Donald Trump, che aveva promesso una politica commerciale più aggressiva già durante la campagna elettorale, ha scatenato reazioni contrastanti. Il Wall Street Journal, pur essendo tradizionalmente vicino alle posizioni repubblicane, non ha risparmiato critiche, definendo i dazi "i più stupidi della storia" e sottolineando come possano rivelarsi controproducenti per l’economia statunitense. Nonostante gli appelli, Trump sembra intenzionato a portare avanti la sua linea, ignorando gli avvertimenti degli esperti e dei mercati finanziari, che hanno reagito con nervosismo: solo martedì scorso, Piazza Affari ha chiuso in ribasso del 3,41%, dopo aver toccato picchi negativi superiori al 4%.

Intanto, in Italia, il tema dei dazi si intreccia con altre questioni di attualità. Nella pre-puntata di Striscia la Notizia del 6 marzo, Sergio Friscia e Roberto Lipari hanno affrontato diversi argomenti, tra cui il ritrovamento di 100 chili di argento in un’auto fermata ad Arezzo, un episodio che ha riacceso i riflettori sul traffico illecito di metalli preziosi. Non è mancato un accenno alla polemica politica: la sinistra ha criticato il ministro Lollobrigida per la proposta di ridurre l’IVA sulle ostriche, un provvedimento considerato da molti come un privilegio per pochi. Infine, è stato analizzato l’aumento della spesa degli italiani per i dolci di Carnevale, segno di una ripresa dei consumi nonostante le incertezze economiche.

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