Bologna città 30, Lepore non si arrende: dopo lo stop del Tar arriva un nuovo provvedimento "strada per strada"
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Redazione Interno
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La sentenza del Tar dell'Emilia-Romagna, che ha accolto il ricorso presentato da due tassisti e ripristinato il limite dei 50 chilometri orari sul 70% delle strade cittadine precedentemente interessate, non segna la fine del progetto voluto dall'amministrazione. Il sindaco Matteo Lepore, che aveva fatto di Bologna città 30 uno dei cardini del proprio mandato, ha dichiarato di non voler impugnare la decisione dei giudici amministrativi, preferendo invece una strada diversa per portare avanti la propria politica di moderazione del traffico. L'approccio, come ha spiegato lo stesso primo cittadino, non sarà quello di continuare un contenzioso giudiziario, bensì quello di adeguarsi alle prescrizioni emerse dalla pronuncia, redigendo un nuovo atto amministrativo. Questo percorso, che il sindaco definisce come non ideologico ma finalizzato a salvare vite umane, si scontra però con l'opposizione del governo, accusato esplicitamente di ostacolare le iniziative delle città in materia di sicurezza stradale.
La risposta politica e la via giudiziaria parallela
Mentre l'amministrazione comunale prepara il suo "piano B", la reazione politica dell'opposizione di destra non si è fatta attendere, trasformando la questione anche in un potenziale caso di spesa. Fratelli d'Italia, con un esposto presentato alla Corte dei Conti dai consiglieri comunali e dall'eurodeputato Stefano Cavedagna, ha sollevato il problema della legittimità dei fondi pubblici utilizzati per un progetto dichiarato illegittimo dal Tar, paventando l'ipotesi di un danno erariale e promettendo di andare fino in fondo nella propria azione. Sulla stessa linea si è posta la Lega, annunciando di voler percorrere la stessa strada dell'esposto alla magistratura contabile, in un braccio di ferro che travalica i confini della semplice disputa amministrativa per investire il terreno del controllo sulla gestione finanziaria del Comune.
Il nuovo metodo: motivazione puntuale e adeguamento alla direttiva
Il cuore della strategia del sindaco Lepore risiede ora nella scrupolosa applicazione di quanto richiesto dal Tar, il quale ha evidenziato la necessità di una motivazione specifica per ogni singola arteria soggetta a limitazione. Il nuovo provvedimento, quindi, non si baserà più su un principio generalizzato, ma dovrà dimostrare, tratta per tratta, le ragioni di sicurezza o viabilità che giustificano l'imposizione dei 30 chilometri orari. Un approccio, questo, che si allinea anche alla direttiva emanata nel 2024 dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, la quale impone criteri rigorosi e analitici per la modifica dei limiti di velocità in ambito urbano. Si tratta di un lavoro certosino, che l'amministrazione si dice pronta ad affrontare per mantenere in vita, seppur con una veste giuridica differente, l'impianto del progetto originario.
Lo stato attuale del progetto e le prospettive immediate
Non tutto il progetto Bologna città 30 è stato cancellato dalla sentenza, poiché restano attive le zone già precedentemente istituite con ordinanze specifiche e motivate, come ad esempio le aree attorno alle scuole. La parte più estesa, quella che interessava gran parte del tessuto urbano, è tuttavia temporaneamente sospesa in attesa del nuovo provvedimento. La sfida per il Comune consisterà nel riorganizzare l'intero quadro normativo in tempi rapidi, fornendo per ciascuna strada quella documentazione tecnica che, secondo il Tar, era mancante nel primo atto. Una operazione complessa, che metterà alla prova la capacità dell'ufficio traffico e che, inevitabilmente, ridisegnerà la mappa della città a velocità moderata, selezionando in base a criteri stringenti quali assi viari potranno effettivamente beneficiare del limite più basso.




