Bambini allontanati dalla famiglia a Lanciano, i genitori chiedono verifiche sulla casa
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Redazione Interno
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I tre bambini allontanati dalla famiglia a Lanciano il 17 settembre sono al centro di una richiesta di verifica immediata presentata dai genitori Pietro Loffredo e Giovanna Orta. La coppia ha chiesto al Tribunale per i minorenni dell’Aquila un sopralluogo nell’abitazione familiare per accertare le condizioni della casa dopo il provvedimento che ha portato i figli in una struttura protetta.
La richiesta dei genitori e il controllo sull’abitazione
Attraverso gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, i genitori hanno chiesto di verificare se le criticità indicate nel provvedimento siano state superate e quali interventi siano stati realizzati nell’abitazione situata alla periferia di Lanciano. L’obiettivo della richiesta è ottenere una valutazione aggiornata della situazione domestica e verificare il rispetto delle garanzie previste dalla procedura.
La difesa ha chiesto che gli accertamenti possano essere svolti prima dell’udienza fissata per il 29 settembre. I legali hanno sostenuto la disponibilità della famiglia a consentire l’accesso alla casa e a collaborare con eventuali prescrizioni o interventi di sostegno ritenuti necessari dalle autorità competenti.
L’intervento della Garante per l’infanzia Marina Terragni
Sulla vicenda è intervenuta anche Marina Terragni, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha annunciato la volontà di chiedere l’autorizzazione per incontrare i tre minori e avviare un confronto con i servizi sociali locali. I due bambini più piccoli erano stati prelevati nell’abitazione, mentre la sorella maggiore, di sette anni, era stata raggiunta a scuola. I tre fratelli sono stati collocati in una casa famiglia e non possono incontrare i genitori.
Terragni ha sollevato dubbi sulle modalità dell’allontanamento e ha richiamato il principio secondo cui il collocamento in comunità deve rappresentare una soluzione residuale. Il provvedimento è stato collegato all’articolo 403 del Codice civile, che disciplina gli interventi urgenti quando un minore viene ritenuto esposto a un grave pregiudizio o a un pericolo per la propria sicurezza psicofisica.
Il dibattito sulle condizioni familiari e sulla povertà
Nel confronto pubblico sul caso è intervenuto anche don Maurizio Patriciello, che conosce la famiglia, con l’affermazione secondo cui «la povertà non può diventare una colpa». La questione sollevata riguarda la possibilità che, attraverso aiuti e interventi di supporto, alcune difficoltà familiari possano essere affrontate senza arrivare necessariamente alla separazione dei bambini dai genitori.
Pietro Loffredo è il padre di Fortuna, la bambina di sei anni morta nel giugno 2014 a Caivano dopo aver subito violenze sessuali ed essere stata scaraventata dall’ottavo piano di un edificio popolare. La vicenda della famiglia di Lanciano ha attirato l’attenzione anche per il percorso personale del genitore e per il confronto sulle modalità con cui vengono valutate le situazioni di disagio familiare.
Il Comune di Lanciano ha difeso l’operato dei servizi sociali, contestando una rappresentazione definita parziale e sostenendo che l’intervento sarebbe avvenuto nel rispetto della normativa e nell’interesse dei minori. L’amministrazione ha inoltre dichiarato di avere garantito alla famiglia supporto per affrontare le condizioni che hanno portato al provvedimento.
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