Ryanair contro i passeggeri ubriachi, l’appello del ceo: “stop alla vendita di alcolici nei bar degli aeroporti al mattino”
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Redazione Economia
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Sarebbe sufficiente osservare, anche solo per pochi minuti, l’affollato atrio di qualsiasi scalo europeo nelle prime ore del giorno – specialmente se quel vettore è una low cost pronta a decollare verso le mete del sole – per rendersi conto di una consuetudine, consolidata negli anni, che il numero uno della compagnia irlandese definisce ormai fuori controllo. Michael O’Leary, dal carattere notoriamente sopra le righe e amministratore delegato di Ryanair da oltre tre decenni, ha lanciato un appello che suona come un ultimatum: vietare la vendita di alcolici nei bar e negli esercizi pubblici situati all’interno degli aeroporti nelle ore mattutine, generalmente prima delle otto. Una richiesta, questa, che arriva dopo l’ennesimo episodio di cronaca – e non è certo l’unico – che ha visto protagonista un volo della compagnia tra Berlino e Alicante, costretto a un atterraggio d’emergenza a Karlsruhe-Baden-Baden a causa del comportamento «inaccettabile» di un passeggero di 43 anni, che già in aeroporto aveva presumibilmente fatto largo uso di sostanze alcoliche.
Il peso dei numeri e la gestione della “mala movida” in volo
Secondo quanto dichiarato dal manager irlandese nelle scorse ore al quotidiano The Times, la situazione sarebbe ormai diventata ingestibile per i bilanci della compagnia, oltre che per la sicurezza del personale di bordo. Se dieci anni fa gli atti di vandalismo o le risse violente che rendevano necessario un dirottamento del velivolo (con conseguente sbarco del passeggero molesto) capitavano al massimo una volta a settimana, oggi – ha tuonato O’Leary – la frequenza si è aggravata fino a toccare quota un volo al giorno. “Non riesco assolutamente a capire – ha dichiarato il ceo – perché la gente debba essere servita nei bar alle cinque o alle sei del mattino. Chi ha bisogno di bere una birra a quell’ora?”. Una provocazione, la sua, che mira a spostare il fulcro della responsabilità dagli ospiti molesti (e ormai tecnicamente fuori controllo) agli operatori degli scali, accusati di fare cassa sull’alcool senza preoccuparsi delle conseguenze che questo produce una volta che le porte dell’aereo si chiudono.
Il caso concreto dell’atterraggio a Karlsruhe, un esempio tra i tanti
Le parole di O’Leary non nascono dal nulla, bensì trovano un solido riscontro nei rapporti delle polizie locali che, a cadenza quasi settimanale, devono intervenire per riportare l’ordine a bordo di velivoli spesso trasformati in vere e proprie discoteche volanti. Un esempio lampante, che ha fatto il giro delle cronache tedesche, riguarda un cittadino partito dalla capitale tedesca. Immediatamente dopo il decollo, l’uomo – che già prima dell’imbarco appariva visibilmente alterato – ha iniziato a mostrare un comportamento aggressivo nei confronti degli altri passeggeri, urlando e rifiutandosi di rimanere seduto al proprio posto. Il culmine della situazione, che ha portato il comandante a optare per lo sbarco d’emergenza nella regione del Baden-Württemberg, è stato raggiunto quando il 43enne si è anche sentito male, vomitando in cabina e aggravando ulteriormente il disagio per i presenti. Solo l’intervento della polizia di frontiera e della polizia federale ha permesso di trarre in arresto l’individuo, che ora dovrà rispondere di violazione della legge sulla sicurezza aerea.
La risposta dei gestori dei pub e le sanzioni previste per gli utenti molesti
Naturale, a questo punto, che la proposta del manager irlandese abbia scatenato le ire degli operatori del settore della ristorazione aeroportuale, a cominciare dal colosso Wetherspoon. Il suo fondatore, Tim Martin, ha liquidato la richiesta come un semplice “overreaction” (una reazione esagerata) di chi ha perso il senso della misura, sostenendo che limitare il consumo di alcol a sole due consumazioni a persona sarebbe “straordinariamente difficile da attuare se non sottoponendo i passeggeri all’etilometro”. Eppure, al netto delle polemiche politiche tra i vari attori della filiera turistica, i tribunali stanno già dimostrando una certa rigidità nei confronti di chi rovina la vacanza agli altri. In un caso analogo avvenuto su un volo che collegava Londra Stansted a Ibiza, la Corte Penale di Tolosa ha recentemente condannato due viaggiatori facendoli decadere dalla pena (sospesa) ma infliggendo loro una multa complessiva di oltre diecimila euro, oltre all’obbligo di risarcire la compagnia aerea per il carburante extra speso nello sbarco forzato. Una linea dura, quella giudiziaria, che Ryanair ha accolto con favore ribadendo la propria “tolleranza zero” verso questi comportamenti.




