Petrolio, l'Aie prevede un calo di 2,5 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La domanda mondiale di petrolio è destinata a contrarsi in modo sensibile nel finale del 2026 e a restare sotto i livelli precedenti alla guerra in Iran anche nel 2027. È quanto emerge dall'ultimo rapporto mensile sul mercato petrolifero pubblicato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia, che delinea uno scenario segnato da tensioni geopolitiche persistenti, deficit strutturali di prodotti raffinati e pressioni durature sui prezzi energetici globali.

La domanda frenata dal conflitto

Nel quarto trimestre del 2026 la domanda globale di greggio è prevista in calo di 2,5 milioni di barili al giorno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre sull'intero anno la contrazione media dovrebbe attestarsi a 2,6 milioni di barili al giorno, portando i consumi a 102,4 milioni di barili al giorno.

A pesare sono l'aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti, le limitazioni nella disponibilità dei prodotti raffinati e il deterioramento delle prospettive economiche in diverse aree del mondo, tutti fattori riconducibili al conflitto innescato dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull'Iran a partire dal 28 febbraio scorso.

Il diesel rappresenta da solo circa un quarto della riduzione complessiva della domanda. Dopo le flessioni di 5 milioni di barili al giorno registrate nel secondo trimestre e di 3,7 milioni nel terzo, la contrazione dovrebbe attenuarsi negli ultimi tre mesi dell'anno, ma senza invertire la tendenza. La ripresa prevista per il 2027, pari a circa 2 milioni di barili al giorno, non sarà sufficiente a riportare i consumi ai livelli antecedenti al conflitto: la domanda mondiale resterà inferiore di 620mila barili al giorno, pari allo 0,6 per cento, rispetto al 2025.

Offerta in recupero ma fragile

Sul fronte dell'offerta, la produzione globale ha mostrato un parziale recupero a settembre, crescendo di 2,5 milioni di barili al giorno rispetto al mese precedente e raggiungendo i 102,3 milioni di barili al giorno, grazie soprattutto ai produttori del Golfo Persico. L'aumento ha visto protagonista l'alleanza OPEP+, con un incremento di 2,1 milioni di barili al giorno trainato dall'Arabia Saudita, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno guidato la crescita tra i produttori esterni al cartello.

Nonostante il recupero mensile, la media sull'intero 2026 resta in territorio negativo: l'Aie stima una contrazione dell'offerta di 5,8 milioni di barili al giorno, a 100,7 milioni, prima di un rimbalzo di 7,7 milioni nel 2027.

La ripresa delle forniture rimane però fragile. I nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche e al traffico delle petroliere nel Golfo rendono incerto il quadro, e l'attività mondiale delle raffinerie è prevista in calo fino a un minimo stagionale di 81,3 milioni di barili al giorno in ottobre, prima di risalire a 84,6 milioni alla fine dell'anno. I costi record del trasporto marittimo e del greggio hanno compresso i margini di raffinazione in Europa e in Asia, mentre l'accesso a materie prime scontate ha spinto i margini nordamericani verso nuovi massimi.

Scorte in calo e diesel sotto pressione

Le scorte globali di petrolio continuano a ridursi: a settembre hanno registrato un calo di 10 milioni di barili, portando il totale dei prelievi dalle riserve a 509 milioni di barili dalla fine di febbraio. Il fenomeno ha interessato in particolare la Cina e i paesi dell'OCSE. Sul mercato del diesel la situazione resta critica: le esportazioni globali del prodotto a settembre sono state inferiori di 700mila barili al giorno rispetto allo stesso mese del 2025, e le scorte perdute difficilmente saranno ricostituite oltre le normali variazioni stagionali prima della seconda metà del 2027.

I prezzi del diesel sono scesi rispetto ai record di settembre, quando avevano superato i 200 dollari al barile, ma gli indicatori di riferimento restano quasi il doppio del prezzo del greggio e dei livelli precedenti alla crisi. Secondo l'agenzia con sede a Parigi, man mano che le tensioni nel mercato dei noli per il greggio si estendono alle altre categorie di petroliere, i prezzi del diesel consegnato nei principali mercati importatori – Europa, Africa e America Latina – potrebbero tornare a salire nelle prossime settimane.

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