Iran, l’Aie rilascia 400 milioni di barili di petrolio dalle scorte strategiche per calmierare i prezzi, ma il mercato non si fida

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’escalation militare in Medio Oriente, giunta ormai al suo dodicesimo giorno, ha spinto i 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) a varare un intervento senza precedenti, che si sostanzia nel rilascio coordinato di 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche. La decisione, presa all’unanimità e annunciata dal direttore esecutivo Fatih Birol nel corso di una conferenza stampa, rappresenta la mobilitazione più ingente nella storia dell’organizzazione, superando ampiamente i volumi messi in campo in occasione di precedenti crisi, come quella seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. L’obiettivo dichiarato è quello di immettere liquidità in un mercato paralizzato dal blocco delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia geografico attraverso cui transita circa un quinto del greggio mondiale e quasi un terzo del gas naturale liquefatto, e di contrastare quelle spinte speculative che, di fatto, rischiano di amplificare lo shock energetico.

L’intervento delle riserve e l’effetto paradossale sui listini

Nonostante la portata storica della manovra, che attinge a un patrimonio complessivo di scorte di emergenza stimato in circa 1,2 miliardi di barili tra i membri Aie, a cui si aggiungono altri 600 milioni di scorte commerciali obbligatorie, l’impatto immediato sulle quotazioni è stato paradossalmente inverso rispetto alle attese. Il greggio Brent, dopo un fugace calo, ha ripreso la sua corsa tornando a superare quota 100 dollari al barile, con un balzo percentuale che in alcune fasi ha toccato il 9%, mentre il West Texas Intermediate americano si è attestato su livelli simili. È un segnale, quest’ultimo, che i mercati interpretano l’emergenza non tanto come una questione di volumi complessivi, quanto piuttosto come una crisi di flussi quotidiani: i 400 milioni di barili, per quanto ingenti, verranno immessi gradualmente nell’arco di diversi mesi – si parla di un orizzonte temporale che va dai 60 ai 90 giorni – e non possono quindi sopperire a un deficit giornaliero che gli analisti stimano tra i 10 e i 20 milioni di barili, una voragine apertasi con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz.

Lo Stretto di Hormuz e il nodo della sicurezza regionale

Il vero tassello critico della vicenda, ciò che rende la mossa dell’Aie potenzialmente inefficace se non accompagnata da una soluzione sul campo, risiede nella totale interdizione delle rotte marittime nel Golfo Persico. Le autorità iraniane, attraverso i loro canali ufficiali e militari, hanno fatto sapere che non intendono consentire il transito di greggio diretto verso gli Stati Uniti e i loro alleati, alimentando di fatto un clima di tensione che si traduce in attacchi mirati contro petroliere e mercantili. L’Aie stessa, nel suo ultimo Oil Market Report, ha certificato il dramma energetico in corso, parlando di una riduzione della produzione regionale di almeno 10 milioni di barili al giorno, con gli impianti di stoccaggio ormai saturi e le raffinerie costrette a fermarsi per l’impossibilità di esportare. In questo contesto, come osservano diversi analisti, il rilascio delle riserve strategiche finisce per essere percepito come una conferma implicita che il conflitto potrebbe protrarsi ben oltre le dichiarazioni di Donald Trump, il quale aveva promesso una rapida conclusione delle ostilità.

Le reazioni dei governi e il ruolo del G7

Alla manovra dell’Aie ha fatto da contraltare un’intensa attività diplomatica e operativa in seno al G7, con una riunione straordinaria dei leader convocata dalla presidenza francese e alla quale ha partecipato lo stesso presidente americano. Dall’incontro, che ha visto posizioni non del tutto allineate sulle modalità per garantire la sicurezza della navigazione, è emersa comunque la volontà di procedere con un approccio coordinato, che includa sia l’utilizzo delle scorte strategiche sia un rafforzamento delle misure per proteggere i traffici commerciali. Ogni Paese, sulla base delle proprie disponibilità e della propria struttura di riserve, sta mettendo a punto i dettagli operativi del rilascio: gli Stati Uniti, che detengono la riserva strategica più ampia, contribuiranno con la quota maggiore, pari a circa 172 milioni di barili, mentre paesi come Germania, Francia, Giappone e Italia hanno già annunciato l’avvio delle procedure per sbloccare rispettivamente parte delle loro scorte, pur con modalità e tempistiche differenziate.

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