Il petrolio vola oltre i 100 dollari, Khamenei chiude Hormuz e l’Italia sblocca le scorte

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il greggio torna a correre sulle preoccupazioni per l’escalation in Medio Oriente, con il Brent che nella notte ha nuovamente superato la soglia psicologica dei cento dollari al barile, attestandosi intorno a quota cento e cinquanta dollari, mentre il West Texas Intermediate statunitense viaggia poco sotto i novantacinque dollari, in un contesto di mercato reso incerto dalla stretta militare voluta dall’amministrazione Trump. Nonostante l’annuncio dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che ha approvato il rilascio coordinato di quattrocento milioni di barili dalle riserve strategiche dei Paesi membri, la misura non è riuscita a placare gli animi degli investitori, i quali continuano a scontare il rischio concreto di una interruzione prolungata delle forniture energetiche globali.

La nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, nella sua prima dichiarazione pubblica dopo l’investitura, ha ribadito con fermezza la linea della tensione, affermando che lo Stretto di Hormuz, punto di transito obbligato per circa un quinto del petrolio mondiale, deve rimanere chiuso e che questa leva continuerà a essere utilizzata come strumento di pressione contro quello che ha definito il nemico, in chiara riferimento agli Stati Uniti e a Israele. Le dichiarazioni del religioso, succeduto al padre dopo l’attacco israeliano che ne ha causato la morte, arrivano in un momento di massima fibrillazione dell’area, con attacchi mirati a infrastrutture petrolifere e a navi cisterna che hanno già di fatto interrotto le operazioni in alcuni terminal chiave, come quelli in Iraq e in Oman, aumentando la percezione di uno shock petrolifero imminente.

Il presidente americano, intanto, ha confermato l’intenzione di attingere alle riserve strategiche nazionali per far fronte al caro-prezzi, autorizzando il Dipartimento all’Energia a prelevare centosettantadue milioni di barili, una quantità che verrà immessa sul mercato gradualmente nell’arco di circa quattro mesi, ma che, secondo gli analisti, rischia di essere una goccia nell’oceano se il blocco dello Stretto dovesse persistere. Sul fronte interno, l’Italia ha fatto sapere di voler contribuire alla manovra comune dell’Aie con quasi dieci milioni di barili, pari a circa il due e mezzo per cento del totale messo a disposizione dai Paesi aderenti e al tredici e mezzo per cento delle scorte di sicurezza nazionali, come comunicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha comunque garantito il mantenimento di livelli adeguati di approvvigionamento anche dopo questo consistente rilascio.

La risposta dei mercati e le nuove minacce di Teheran

Nonostante l’intervento senza precedenti da parte dei paesi consumatori, i listini azionari europei e asiatici hanno chiuso la seduta in territorio negativo, appesantiti dai timori per l’inflazione e per le possibili ripercussioni sulle politiche monetarie delle banche centrali, con gli investitori che scontano ormai un orizzonte di tassi più alti e prolungati. A peggiorare il clima ci ha pensato il comando militare iraniano, che ha lanciato un avvertimento diretto agli Stati Uniti e ai loro alleati, invitandoli a prepararsi a un prezzo del petrolio di duecento dollari al barile, proprio perché la sicurezza regionale, necessaria per il regolare flusso del greggio, è stata destabilizzata dall’offensiva in corso. L’unica via d’uscita sostenibile dal punto di vista energetico, come sottolineano gli analisti di Ing, risiederebbe nella rapida riapertura dello Stretto di Hormuz, ma le dichiarazioni del nuovo leader supremo sembrano andare nella direzione opposta, rendendo plausibile l’ipotesi che i massimi di prezzo debbano ancora essere raggiunti.

L’impatto sull’economia reale e le contromisure europee

L’impennata dei prezzi energetici si riverbera immediatamente sul costo della vita e sulle materie prime, con l’alluminio in forte rialzo nonostante la parziale riduzione della capacità produttiva in Qatar, e con il prezzo del gas naturale ad Amsterdam che si è portato nuovamente verso i cinquanta euro al megawattora, alimentando le preoccupazioni per una nuova fiammata inflattiva. La Commissione Europea, secondo alcune indiscrezioni, starebbe valutando l’ipotesi di allentare le normative sulle emissioni e sugli aiuti di Stato per contenere i prezzi, ma una proposta concreta potrebbe arrivare solo nel corso del vertice dei leader europei previsto per il diciannove marzo a Bruxelles. Nel frattempo, il Consiglio mondiale dei viaggi e del turismo ha stimato in seicento milioni di dollari al giorno le perdite per il settore turistico mediorientale, un danno collaterale che si aggiunge alle tensioni geopolitiche e che rischia di deprimere ulteriormente la fiducia di imprese e consumatori in un’area già fortemente provata dal conflitto.

Il nodo della sicurezza energetica e le scorte italiane

L’adesione italiana alla manovra Aie, che prevede il rilascio di quasi dieci milioni di barili, rappresenta una misura necessaria per far fronte all’emergenza, ma apre anche uno squarcio sulla vulnerabilità del nostro sistema energetico, dipendente per larga parte dalle importazioni estere. Il Ministero competente ha precisato che, nonostante il prelievo, le scorte petrolifere di sicurezza del Paese restano in linea con gli obblighi europei, garantendo ancora novanta giorni di importazioni nette, grazie alle giacenze detenute sia dalle industrie petrolifere che dall’Organismo centrale di stoccaggio italiano. Tuttavia, se il conflitto dovesse protrarsi e la chiusura dello Stretto di Hormuz diventasse una misura stabile nel tempo, anche le riserve accumulate potrebbero rivelarsi insufficienti per evitare ripercussioni dirette sul prezzo finale dei carburanti e sulla competitività del tessuto produttivo nazionale, già messo a dura prova dal caro-energia degli anni passati.

Description: Il petrolio vola oltre i 100 dollari dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz annunciata da Khamenei. L'Italia aderisce al piano Aie rilasciando 10 milioni di barili.

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