Neri Marcorè compie 60 anni, dal debutto alla Corrida alle imitazioni cult di Ligabue e Alberto Angela
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Neri Marcorè, nato a Porto Sant'Elpidio il 31 luglio 1966, spegne oggi sessanta candeline. Un traguardo che arriva a coronare una carriera tra le più eclettiche e amate del panorama italiano, capace di spaziare dalla televisione al cinema, dal teatro alla musica, fino al doppiaggio, il tutto senza mai perdere quella vena ironica e surreale che lo ha reso popolare al grande pubblico, a partire dalle sue prime, decisive apparizioni sul piccolo schermo.
Il debutto a La Corrida e la scintilla con Guardabassi
Il percorso artistico di Marcorè inizia giovanissimo, ancora bambino, quando si esibisce in spettacoli itineranti e nelle piazze grazie all'incontro con Giancarlo Guardabassi, fondatore di Radio Aut Marche. A raccontarlo è stato lo stesso attore, ricordando la sua partecipazione a un quiz radiofonico in cui cantò un brano dei Bee Gees, suscitando l'interesse del conduttore che gli aprì le porte dei palchi estivi. Fu quella, come ha spiegato, la scintilla che lo portò a calcare i palcoscenici prima di approdare in televisione.
Il debutto sul piccolo schermo è datato 1988, con una vittoria a "La Corrida", il celebre programma di Corrado Mantoni, una tappa fondamentale per chiunque volesse farsi notare nel mondo dello spettacolo di quegli anni.
Gli anni Novanta, il doppiaggio e il cinema
Dopo l'esperienza a "La Corrida", Marcorè partecipa a programmi come "Stasera mi butto" e "Ricomincio da due", fino a diventare parte della striscia satirica "TG X". Il 1993 è un anno cruciale: debutta a teatro con "La finta ammalata in musica" di Goldoni e inizia l'attività di doppiatore, frequentando le sale di doppiaggio per imparare il mestiere. L'anno dopo arriva il primo film, "Ladri di cinema" di Piero Natoli, che segna il suo ingresso nel mondo della recitazione cinematografica.
Un percorso che lo porterà, nei decenni successivi, a collaborare con registi come Pupi Avati, ottenendo nomination ai David di Donatello per "Il cuore altrove" e "La seconda notte di nozze", e a prendere parte a produzioni internazionali come "The Tourist".
La consacrazione con il Pippo Chennedy Show e le imitazioni cult
La svolta popolare arriva però con la televisione. Nel 1997 Marcorè entra nel cast del "Pippo Chennedy Show" insieme a Serena Dandini, con cui collaborerà a lungo, e ai fratelli Guzzanti, un sodalizio che si ripeterà anche ne "L'ottavo nano" del 2001. Ed è proprio in questi programmi che l'attore affina e propone quelle imitazioni che sarebbero diventate celebri, dando vita a parodie indimenticabili di personaggi politici e dello spettacolo.
Su tutte, spiccano le versioni surreali di Alberto Angela, ritratto come un divulgatore ossessivo in contesti improbabili come supermercati o stazioni della metropolitana, e quella di Luciano Ligabue, oltre a ritratti caustici di Maurizio Gasparri, Antonio Di Pietro e molti altri, che lo hanno consacrato come uno dei più grandi imitatori del panorama italiano.
Il teatro canzone e gli omaggi a Gaber e De André
Parallelamente alla carriera televisiva e cinematografica, Marcorè ha sempre coltivato la passione per la musica e il teatro canzone. Nel 2008 debutta all'Ambra Jovinelli di Roma con "Un certo signor G.", uno spettacolo di grande successo dedicato a Giorgio Gaber, di cui interpreta canzoni e monologhi. Negli anni successivi prosegue su questa strada con "Attenti a quei due", portato in scena insieme a Luca Barbarossa, e con "Come una specie di sorriso", dedicato a Fabrizio De André.
Proprio per il suo impegno nella divulgazione del teatro canzone, nel 2023 ha ricevuto il Premio Bindi alla Carriera, un riconoscimento che sancisce il suo ruolo di interprete e divulgatore di questa forma d'arte. A sessant'anni, Neri Marcorè si conferma un artista poliedrico e unico, capace di passare con la stessa disinvoltura dalla comicità più irriverente alla profondità del teatro musicale.
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