Bari, la corsa disperata al Policlinico non salva il bimbo caduto dal settimo piano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non ce l’ha fatta. Il cuore del bambino di sette anni, precipitato nella serata di mercoledì dal balcone di un appartamento al settimo piano di una palazzina popolare nel quartiere San Paolo, ha smesso di battere intorno alle 23, poche ore dopo il ricovero al Policlinico del capoluogo pugliese. I medici, che lo avevano accolto nella “shock room” in condizioni disperate – era arrivato già in arresto cardiaco a seguito delle gravissime ferite riportate nell’impatto – hanno dovuto constatare l’inefficacia di ogni manovra di rianimazione, nonostante i tentativi protratti sino alla fine per stabilizzarlo. La tragedia, che ha trasformato una tranquilla via della periferia nord-ovest in un teatro di dolore, è avvenuta in via Leotta, una traversa di viale Europa dove il piccolo risiedeva con la madre.

L’incidente e la dinamica al vaglio dei carabinieri

I rilievi, affidati ai carabinieri della Compagnia Bari San Paolo, si concentrano ora sulla ricostruzione minuto per minuto di quanto accaduto all’interno di quell’abitazione. La dinamica resta ancora un mosaico dai contorni sfumati; gli inquirenti stanno vagliando diverse ipotesi per chiarire come il bambino sia potuto finire oltre il parapetto. Quello che sembra emergere dalle prime testimonianze, seppur con la cautela che contraddistingue queste fasi iniziali, è che il piccolo – affetto da autismo – fosse in casa con la madre al momento della caduta; si ipotizza che possa essersi avvicinato al balcone in un attimo di distrazione, forse arrampicandosi sulla ringhiera prima di scivolare nel vuoto.

La corsa in ospedale e il decesso del piccolo

Il personale del 118, intervenuto sul posto dopo l’allarme lanciato da alcuni vicini che avrebbero assistito alla scena, ha trovato il del bambino esanime a terra, con ferite giudicate immediatamente incompatibili con la vita. Lo hanno intubato e trasportato d’urgenza in codice rosso al Policlinico, ma il viaggio verso l’ospedale si è rivelato vano: il suo corpo, provato dalla caduta dal settimo piano – un’altezza letale che raramente lascia scampo – ha ceduto poco dopo l’arrivo nel reparto di rianimazione. I medici, nonostante l’impegno profuso per tentare di riportarlo in vita, non hanno potuto fare altro che dichiararne il decesso.

Le indagini sull’autismo e le responsabilità

Sull’accaduto i militari dell’Arma stanno acquisendo i referti sanitari e ascoltando i familiari – in particolare la madre, che al momento risulta la persona più vicina al piccolo nell’istante della tragedia – per escludere eventuali profili di negligenza. La particolare condizione di vulnerabilità del minore, legata ai disturbi dello spettro autistico, diventa un elemento centrale nelle verifiche giudiziarie: gli investigatori cercano di capire se le misure di sicurezza adottate nell’appartamento (come ringhiere o protezioni) fossero adeguate alla sua condizione e se la sorveglianza da parte degli adulti presenti fosse tale da prevenire un gesto che, a questo punto, appare come un tragico incidente domestico. Nessuna ipotesi viene al momento scartata, ma l’attenzione si concentra esclusivamente sulla ricostruzione fattuale di quei drammatici secondi, senza trarre conclusioni affrettate.

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