Cristina Plevani stronca il Grande Fratello: “felice per gli ascolti bassi, ha stancato”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La voce, si sa, è quella di chi quel gioco lo ha inventato, o almeno lo ha portato a casa quando ancora non si chiamava “vip” e l’unica celebrità possibile era quella conquistata giorno dopo giorno, chiusi in una cascina. Cristina Plevani, vincitrice della primissima, storica edizione del Grande Fratello, ha rotto un silenzio che durava da anni per farlo, di nuovo, a modo suo: senza mezzi termini, anzi con una certa, compiaciuta, durezza. Intervenuta sui social, la Plevani ha dichiarato di essere “felice” per gli ascolti in caduta libera dell’attuale edizione del Grande Fratello Vip, aggiungendo – quasi fosse un passaggio obbligato del suo personale teorema – che il tempo dei reality in televisione, o almeno di questo specifico format, sia ormai ampiamente scaduto. Non le è bastato bocciare il programma in sé; ci ha messo del suo, con un’analisi diretta che mette in dubbio l’appeal stesso del racconto quotidiano, quel meccanismo di voyeurismo organizzato che, a suo dire, avrebbe semplicemente esaurito la sua forza propulsiva, così come del resto è accaduto ad altri programmi dello stesso genere.
Il ritorno di Ilary Blasi e il giudizio senza appello della prima reginetta
Se c’è un nome che negli ultimi mesi è stato associato a un improbabile rilancio, quello è Ilary Blasi. Tornata al timone del programma dopo l’addio di Alfonso Signorini, l’ex conduttrice si è trovata tra le mani una macchina produttiva complessa, collocata in un palinsesto che molti addetti ai lavori definiscono ostico e pensata, secondo alcune ricostruzioni, con una certa fretta. E proprio su di lei, o meglio sul suo modo di interpretare il ruolo, Cristina Plevani ha scelto di non risparmiarsi. In un passaggio del suo intervento, l’ha definita “caciarona che fa ridere”, una frase che suona come una bocciatura secca dello stile di conduzione adottato, quel tono leggero e ironico che forse – nella visione della prima vincitrice – mal si adatta alla “serietà” del controllo su un gruppo di concorrenti in crisi esistenziale. Parole che arrivano in un momento delicato: la trasmissione, complice un avvio stentato e una curva di ascolti che non accenna a risalire, sembra oscillare tra la necessità di trovare una propria identità e l’evidenza di un pubblico che, semplicemente, ha smesso di seguire.
Numeri in rosso e un modello di intrattenimento sotto osservazione
Non c’è uno sfratto esecutivo, va detto, e l’affitto della casa più spiata d’Italia risulta – al momento – regolarmente pagato. Ma in una televisione commerciale che vive di pubblicità e di sponsor, i dati di ascolto fanno la differenza in maniera quasi biologica. E i numeri di questa edizione, la prima dopo il restyling che avrebbe dovuto riportare il programma a una narrazione più “pulita” e meno incline agli eccessi del passato, hanno iniziato a vacillare in modo preoccupante. La sensazione, avvalorata da rilevazioni settimanali sotto la media delle edizioni precedenti, è che il formato abbia smarrito la sua capacità attrattiva. Quello che per decenni è stato considerato il re incontrastato del palinsesto pomeridiano e serale, capace di generare un’attesa febbrile tra una puntata e l’altra, appare oggi come un marchio affaticato. Non si tratta solo di un calo fisiologico, ma di un vero e proprio scollamento tra il prodotto offerto – con i suoi ingenti sforzi produttivi – e il gradimento del pubblico.
L’ipotesi della chiusura anticipata e il peso degli anni sul genere reality
La domanda, a questo punto, non è più solo se il Grande Fratello Vip riuscirà a recuperare terreno, ma se il genere reality in Italia stia attraversando una crisi strutturale oppure se questo sia un caso isolato, figlio di una scelta editoriale sbagliata o di un cast poco coinvolgente. Le parole di Cristina Plevani, per quanto dure, toccano un nervo scoperto: l’idea che la formula, quella stessa che l’ha resa celebre oltre vent’anni fa, abbia stancato. Il meccanismo della convivenza forzata, la costruzione di storie parallele, il tentativo di replicare il meccanismo del “caso” e dell’imprevisto in uno spazio sempre più regolamentato hanno perso, per molti spettatori, quella patina di autenticità che ne costituiva il fascino originario. E mentre si susseguono le voci di un possibile taglio anticipato della trasmissione – anche se nessuna decisione ufficiale è stata ancora comunicata – la sensazione è che il mondo della tv stia osservando con attenzione i prossimi rilevamenti. Perché se il colosso vacilla, a pagare non è solo il singolo programma, ma l’intero ecosistema di un intrattenimento che per anni ha basato la propria programmazione su questo modello.




