Monster: la serie su Ed Gein e il dibattito sulla rappresentazione del male

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La terza stagione di "Monster", dedicata alla figura di Ed Gein, conferma la propensione di Ryan Murphy per l'esplorazione del macabro, proponendo uno sguardo che molti hanno definito anestetizzato sulla crudeltà umana. L'opera, disponibile sulla piattaforma Netflix, ha rapidamente conquistato la vetta delle classifiche in Italia, suscitando un dibattito che va oltre la semplice narrazione biografica per interrogarsi sui limiti della rappresentazione. La serie, che si distingue per un realismo più crudo e disturbante rispetto a produzioni come "Il silenzio degli innocenti", sembra infatti costruire la sua attrattiva proprio sulla perturbante immersione negli angoli più oscuri della psiche del cosiddetto "macellaio di Plainfield".

La pornografia del dolore e l'ascesa del true crime

Negli ultimi anni, il genere true crime ha conosciuto una crescita esponenziale, trasformandosi in un segmento estremamente redditizio per l'industria dell'intrattenimento. Le piattaforme di streaming, cogliendo questa tendenza, hanno progressivamente ampliato la loro offerta con documentari e serie che affrontano casi reali, spesso spingendosi verso territori narrativi sempre più estremi. La ricerca dell'orrore, del particolare più macabro e della vittima dal destino più atroce diventa il fulcro di una narrazione che, secondo alcuni, rischia di scivolare nel sensazionalismo. In questo contesto, si inserisce l'operato di Murphy, il quale, come già avvenuto con le stagioni su Jeffrey Dahmer e i fratelli Menendez, sceglie di concentrarsi non solo sul crimine in sé, ma su tutto ciò che lo circonda, scavando nelle dinamiche sociali e psicologiche con un approccio che non rifugia dalla spettacolarizzazione.

La riscrittura di una leggenda macabra

Il racconto proposto da "Monster" delinea un ritratto di Gein che ne esalta la follia, presentando un individuo la cui mente è percorsa da schizofrenia e da pulsioni incontrollabili. Attraverso la ricostruzione della sua vita, tra ospedali psichiatrici e omicidi, la serie tenta di offrire una chiave di lettura sulla natura del male, sebbene lo faccia operando scelte narrative che hanno diviso il pubblico. Il finale, in particolare, è stato descritto come un tentativo di riscrivere la storia di uno dei killer più temuti, accentuandone gli aspetti più disturbanti e la personalità contorta, in una rappresentazione che alcuni hanno trovato eccessivamente immersiva e poco meditata.

Il senso comune e l'egemonia del potere

Parallelamente alla narrazione delle gesta criminali, la serie di Murphy sembra voler toccare, seppur indirettamente, temi più ampi legati alla struttura del potere. Le abitudini superficiali e le convinzioni eterogenee della classe dominante, infatti, costituiscono quel corpus di senso comune attraverso il quale si esercita e si mantiene un'egemonia culturale. Questo sfondo, sebbene non sempre esplicitato, fornisce una cornice sociologica alla storia personale di Gein, suggerendo come certe devianze possano anche essere il prodotto di un contesto più vasto e di un sistema di valori incoerente.

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