Gomorra – Le origini: dal bestseller di Saviano, le radici della malavita a Napoli negli anni Settanta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La genesi di un impero criminale, che tanti hanno conosciuto attraverso le sanguinose vicende della serie televisiva, trova ora una nuova e più profonda collocazione temporale. "Gomorra – Le origini", serie prequel tratta dall'opera di Roberto Saviano e in onda dal 9 gennaio, sposta infatti l'obiettivo verso la Napoli della metà degli anni Settanta, un periodo cruciale di transizione. In una città dove il contrabbando di sigarette rappresenta ancora l'attività illegale predominante, mentre i primi carichi di eroina cominciano a fare la loro comparsa, si muove un giovane e ambizioso Pietro Savastano, interpretato da Luca Lubrano. Il suo percorso, che lo porterà a diventare il temuto padre di Genny e il signore incontrastato di Secondigliano, prende le mosse da un desiderio apparentemente semplice: accedere a un mondo di locali raffinati e donne affascinanti, un'aspirazione che, in quel contesto, non può che tradursi in una scelta di vita criminale.

Le protagoniste inedite: Imma e Scianel da adolescenti

Accanto all'ascesa del futuro boss, la serie dedica uno spazio fondamentale a due figure femminili che nel racconto originale hanno rivestito un'importanza decisiva. Si tratta di Donna Imma e Scianel, che qui vengono mostrate in una luce del tutto inedita, attraverso le interpretazioni di Tullia Venezia e Fabiola Balestriere. La prima, diciannovenne, è la futura moglie di Pietro, mentre la seconda, ventiduenne, incarna la giovane Scianel, già madre e soggetta alla gelosia ossessiva di un marito molto più anziano. Pur destinate a trasformarsi, con il passare del tempo, in personaggi di una spietatezza assoluta e unici riferimenti femminili in un universo rigidamente maschile, in questa fase le vediamo affrontare le prime, dure esperienze di vita. Le attrici, parlando del loro approccio, hanno fatto riferimento a modelli cinematografici elevati, citando l'estetica di registi come Paolo Sorrentino e Sergio Leone, a indicare una ricerca di grandezza visiva anche nella rappresentazione di un'epoca fondativa.

Il racconto di un'educazione alla ferocia

Durante la presentazione romana della serie, tenutasi al cinema Barberini, Marco D'Amore – che insieme a Luca Lubrano ne cura la regia – ha posto l'accento sul valore attuale di una storia ambientata nel passato. Il prequel, come ha spiegato, non si limita a ricostruire le mosse che portarono alla formazione di una cosca, ma indaga il meccanismo stesso dell'educazione al male, mostrando come un adolescente come Pietro Savastano venga plasmato dal contesto che lo circonda. Una riflessione che, secondo D'Amore, invita a porsi domande stringenti sul presente, interrogandosi sul destino dei giovani che oggi crescono in condizioni di indigenza e violenza, esposti a modelli distorti. Il parallelismo tra ieri e oggi, sebbene non esplicitato nella narrazione, emerge dunque con forza, suggerendo come certe dinamiche sociali possano riprodursi, sebbene in forme diverse.

Un'opera che si distacca dal tono della serie madre

Pur mantenendo un legame narrativo indissolubile con la serie che l'ha preceduta, "Gomorra – Le origini" presenta delle differenze sostanziali nello stile e nell'atmosfera. L'ambientazione negli anni Settanta, con i suoi costumi e le sue musiche, impone un ritmo e una fotografia diversi, più legati a un'idea di racconto di formazione seppur distorto. La violenza, elemento centrale in "Gomorra", è qui per lo più latente, in attesa di esplodere compiutamente, mentre la camera segue i personaggi nel loro tentativo di affermare un'identità in un mondo dalle regole ancora in via di definizione. Si tratta, in sostanza, di osservare il momento in cui il seme del crimine organizzato moderno viene gettato, in una città che sta cambiando pelle e che, da piazza di contrabbando, si appresta a diventare un crocevia cruciale per traffici ben più redditizi e pericolosi.

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