Gomorra – Le Origini, il prequel che smarrisce la strada maestra

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È disponibile su NOW l’intera stagione di “Gomorra – Le Origini”, il prequel dedicato alle radici criminali di Pietro Savastano nella Napoli degli anni Settanta, ma l’operazione narrativa voluta da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli tradisce, pur nella sua correttezza formale, l’essenza stessa della serie che l’ha preceduta. La struttura, che si dipana per sei episodi culminati in un finale di stagione trasmesso il 6 febbraio, segue infatti un percorso obbligato verso un destino già noto agli spettatori, privando la narrazione di quel senso di imprevedibilità e di crudo realismo sociologico che costituiva il cuore pulsante dell’opera originale. La caduta nella criminalità del giovane Pietro, le sue ambizioni e il suo rapporto con Imma, vengono delineati attraverso una regia composta che però sembra talvolta cedere alla tentazione della citazione, come se i personaggi si muovessero non per un impulso proprio ma per adempiere a un copione già scritto altrove.

Una narrazione priva di sorprese

Il prequel, che ha esaurito il suo arco in una stagione da sei puntate – sebbene si parli di una possibile seconda parte –, paga il prezzo più alto proprio nella sua incapacità di generare suspense autentica, dato che l’epilogo della vicenda è un dato di fatto consolidato per chi ha seguito le stagioni di “Gomorra”. Anche quando la trama si infittisce, con gli affari di contrabbando che procedono per Angelo e la banda e con Anna che si reca dallo zio per onorare gli accordi presi da ‘O Paisano con il clan rivale, la tensione risulta attenuata, come se tra gli eventi e il loro esito si frapponesse una inevitabilità che appiattisce le asperità del racconto. Manca, in sostanza, quel respiro caotico e quella profondità di campo che trasformavano i personaggi della serie madre in individui complessi, schiacciati da scelte le cui conseguenze erano sempre drammatiche e mai scontate.

Lo spirito tradito dell'opera originale

Se la produzione Sky Original dimostra una cura visiva ineccepibile, come testimoniano le foto di scena di Marco Ghidelli, e un cast impegnato, il prodotto finale sembra voler ricalcare una formula di successo senza riuscire a catturarne l’anima più autentica. La domanda retorica sul fato, ossia se ci si possa sottrarre al proprio destino, che attraversa la serie trova una risposta scontata sin dal principio, riducendo il tragitto narrativo a una mera illustrazione di passaggi obbligati. Le scelte definitive, i tradimenti e le delusioni che segnano Pietro e Imma appaiono dunque come tappe di un itinerario già tracciato sulle mappe della cronaca nera e della fiction precedente, prive di quel lampo di imprevisto che rendeva ogni svolta nella serie originale un colpo di scena doloroso e memorabile.

Il futuro di un'operazione incompiuta

Pur nella sua accuratezza tecnica, “Gomorra – Le Origini” rimane un’operazione sostanzialmente ancillare, un capitolo introduttivo che, nel tentativo di spiegare le radici di un impero criminale, finisce per smarrire la strada maestra percorsa dal capostipite: quella di una narrazione spietata e senza redenzione, capace di scavare nell’umano senza concedersi il lusso dei presupposti storici. La serie, che pure ha ottenuto un suo spazio nella programmazione di Sky e NOW, lascia quindi l’impressione di un racconto che, pur ben confezionato, guarda più al passato noto che al presente narrativo, consegnando agli spettatori un prodotto che si limita a collegare punti già segnati su una mappa il cui territorio era, in origine, molto più vasto e pericoloso da esplorare.

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