Acciaierie Venete, Banzato: «Costi alle stelle, prezzi destinati a salire. Ma il mercato si restringe»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’allarme lanciato da Alessandro Banzato, presidente di Acciaierie Venete e leader designato di Federacciai, arriva in un momento particolarmente delicato per il tessuto produttivo italiano. Mentre le acciaierie riavviano i motori dopo la pausa agostana, il conto che arriva con le bollette di settembre rischia di vanificare qualsiasi sforzo di rilancio.

«Per noi è un dramma», dice senza mezzi termini Banzato, e le cifre che girano in questi giorni tra gli uffici studi delle associazioni di categoria gli danno purtroppo ragione, dal momento che il prezzo del gas al metro cubo, destinato a toccare i 137 centesimi, ha subito un'accelerazione che mette in ginocchio interi comparti industriali.

Il caro bollette e l’impatto su famiglie e imprese

Secondo le stime elaborate da Nomisma Energia per il Sole 24 Ore, la stangata che si abbatterà sulle utenze domestiche e sui consumi produttivi è destinata a lasciare il segno in modo persistente, e i rincari già registrati nei mesi estivi rappresentano solo l’antipasto di quanto accadrà a partire da settembre, quando le tariffe rifletteranno appieno l’impennata dei prezzi all’ingrosso registrata sui mercati internazionali.

Per una famiglia tipo, la spesa annuale per le forniture di gas ed elettricità è destinata a crescere del 23% su base annua, mentre per le imprese l’incremento medio si attesta addirittura sul 54%, un dato che assume contorni ancora più preoccupanti se si considera che il prezzo dell’elettricità a luglio era già aumentato del 18,52% rispetto a giugno, con il gas che nello stesso periodo ha fatto segnare un +20,04%.

La risposta dell’industria e il grido d’allarme di Federacciai

Di fronte a questo scenario, la posizione di Banzato non lascia spazio a interpretazioni ambigue: l’aumento dei costi energetici impone necessariamente una revisione al rialzo dei prezzi dei prodotti siderurgici, ma in un contesto di domanda già fiacca e di mercati che mostrano evidenti segni di contrazione, questa misura appare come un’arma a doppio taglio, perché mentre da un lato consente di recuperare parte dei margini erosi dall’impennata del gas, dall’altro rischia di comprimere ulteriormente gli ordinativi, innescando un circolo vizioso che potrebbe rivelarsi fatale per molti

Stabilimenti. Il leader designato di Federacciai insiste quindi sulla necessità di interventi immediati, a partire da un ripensamento del meccanismo dell’ETS (il sistema di scambio delle quote di emissione), che allo stato attuale grava in modo sproporzionato sulle industrie energivore italiane, penalizzandole nei confronti dei competitor europei che beneficiano di misure di compensazione più generose o di una fiscalità energetica meno oppressiva.

La dimensione strategica: nucleare e politiche europee

Guardando oltre l’emergenza immediata, Banzato ha voluto sottolineare come l’Italia non possa più permettersi di rinviare una riflessione seria e strutturale sulle proprie fonti di approvvigionamento energetico, e in questo quadro il ritorno al nucleare, o perlomeno a forme avanzate di generazione da fissione o fusione, viene indicato come una strada percorribile per garantire all’industria nazionale un flusso stabile e a costi competitivi nel lungo periodo, anche se la transizione richiederà investimenti ingenti e un cambio di passo nella pianificazione strategica a livello comunitario.

La Bce ha già avvertito che lo shock energetico non ha ancora esaurito i suoi effetti, e l’onda lunga dei rincari legati alle tensioni geopolitiche, con il conflitto in Iran e le minacce sul fronte di Hormuz che tengono banco sui mercati delle materie prime, si tradurrà in un aggravio che colpirà in modo differenziato i vari distretti produttivi, come dimostra lo studio condotto da Civiqa in collaborazione con OpenEconomics, che ha calcolato un indice di esposizione energetica per i distretti industriali italiani, evidenziando come un terzo di essi sia sostanzialmente in balia delle

Oscillazioni dei prezzi, senza alcuna possibilità di amortizzare i colpi.

I numeri di una crisi annunciata

Il dato che emerge con maggiore nettezza dalle analisi di Nomisma, che ha effettuato una media ponderata prudenziale partendo dal prezzo della materia prima gas comunicato da Arera per i clienti vulnerabili (pari a 60 centesimi al metro cubo a luglio), è che l’incremento fino a 137 centesimi atteso per settembre si tradurrà in un esborso aggiuntivo di 429 euro a fine 2026 per una famiglia standard, con un incremento percentuale del 29% rispetto all’anno precedente, mentre per le imprese il sovraccosto potrebbe superare i 900 euro annui per utente medio, una cifra che per molte piccole e medie

Aziende, già provate da due anni di inflazione galoppante e di tassi d’interesse in rialzo, rappresenta un colpo difficilmente assorbibile.

La richiesta che Banzato rivolge alla politica, dunque, non è solo un appello alla sospensione temporanea degli oneri di sistema o a un potenziamento del bonus elettrico, ma una chiamata a una mobilitazione generale che coinvolga tutti i paesi membri dell’Unione Europea, perché il problema del costo dell’energia, come del resto la crisi climatica e la dipendenza dai fornitori esteri, non può essere affrontato in modo frammentario, ma necessita di una risposta coordinata che rimetta al centro la competitività industriale del vecchio continente.

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