La città allo stadio per l’addio ad Alessia, la bambina che amava il Palermo
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Redazione Sport
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Centinaia di persone, e il numero continua a crescere di ora in ora, si sono già radunate allo stadio “Renzo Barbera” di Palermo, dove in queste ore è stata allestita la camera ardente per Alessia La Rosa, la bambina di otto anni che, dopo aver lottato contro una lunga malattia, se n’è andata nella serata di ieri. Ad accogliere il feretro – portato a spalla tra un cordoglio che non ha nulla della ritualità silenziosa, bensì tutto del calore acceso e partecipato del tifo popolare – ci sono tanti tifosi rosanero, gli stessi che hanno inneggiato cori in suo onore e acceso fumogeni, come se si trattasse di una domenica qualsiasi di campionato. Ma non lo è.
L’ultimo viaggio nel tempio del pallone
Il viaggio di Alessia, quella definitiva, si conclude nel luogo che lei amava più di ogni altro: il “Renzo Barbera”. Lo aveva chiesto, forse senza neppure formulare compiutamente la frase, ma trasmettendolo in ogni gesto, in ogni maglia indossata, in ogni partita seguita con quella fede che non conosce età. La bambina, tifosissima del Palermo, è morta a otto anni a causa di un cancro, un rabdomiosarcoma diagnosticato nel 2021, e da allora – quattro anni di battaglie silenziose e ricoveri – non ha mai smesso di tenere gli occhi puntati sul prato verde, anche quando il non la sosteneva. La madre, visibilmente provata, ha voluto sottolineare come l’abbraccio della città e delle migliaia di tifosi, accalcati sin dalle due del pomeriggio, rappresenti l’esaudimento di un desiderio: “Siamo qui perché era un suo desiderio, certo non di arrivarci così, ma lei amava tutto quello che era il Palermo e ha unito tutti nel tifo e nella preghiera”.
Il presidente Mirri: “Sovvertito l’ordine naturale”
A spezzare il silenzio, tra una fumogenata e un applauso, è stato anche Dario Mirri, presidente del Palermo, presente alla camera ardente. Le sue parole, pronunciate con quella difficoltà che si ha quando i discorsi ufficiali cadono di fronte alla tragedia, hanno restituito il senso di una perdita innaturale: “È complicato dire qualcosa, perché l’ordine naturale prevede che prima andiamo via noi e poi vanno via i bambini. In questo caso è successo il contrario, quindi abbiamo sovvertito la natura”. Mirri ha poi aggiunto – in un passaggio che molti presenti hanno ripreso con un cenno del capo – che “la città sta dimostrando quello che Alessia dava” e che lei stessa, con la sua resistenza silenziosa, ha impartito a tutti “lezioni di dignità, coraggio e forza”.
I tifosi del Catania e l’abbraccio che supera le rivalità
Non si placa, intanto, l’ondata di affetto e cordoglio. Attesa l’intera squadra rosanero per l’ultimo saluto, ma non solo: perché l’abbraccio, in questa giornata di lutto cittadino, ha scavalcato persino la barriera del derby più acceso della Sicilia. Una quarantina di tifosi del Catania, gli eterni rivali, hanno infatti raggiunto il “Barbera” per rendere omaggio alla piccola Alessia. Loro, che di solito riempiono le coreografie con insulti e sfottò, oggi hanno portato solo striscioni silenziosi e un rispetto che non ha bisogno di divisa. La mamma della bambina, nel vedere quella piccola delegazione etnea, ha avuto un sussulto: “Ha unito tutti” – aveva detto prima – e quel “tutti” ha improvvisamente acquistato il peso di una tregua. Non ci sono dichiarazioni ufficiali né comunicati di parte: ci sono solo persone, in centinaia, che si stringono attorno a una bara troppo piccola, mentre i fumogeni tingono di fumo azzurro il cielo di Palermo.




