La folla silenziosa e i fumogeni: l’addio del Barbera alla piccola Alessia, tifosa rosanero
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Redazione Sport
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Hanno riempito gli spalti in centinaia, quasi fosse un giorno di partita, ma il silenzio – rotto solo da qualche coro strozzato e dal sibilo dei fumogeni – raccontava un’altra verità. Allo stadio “Renzo Barbera” di Palermo, dove in queste ore è stata allestita la camera ardente, la folla è accorsa per dare l’ultimo saluto ad Alessia La Rosa, la bambina di otto anni che nella serata di ieri ha perso la sua battaglia contro una malattia durata quattro lunghi anni. E non c’è bisogno di ricordare quale fosse quella malattia – un rabdomiosarcoma, dicono i referti – perché il dolore, qui, ha il volto concreto di una giovanissima tifosa che non vedrà più il suo Palermo scendere in campo.
Un feretro tra cori e lacrime, l’attesa della squadra
Il feretro è stato accolto da un abbraccio collettivo, in cui si sono mescolati tifosi comuni, ultras e famiglie intere; molti di loro hanno acceso fumogeni viola – il colore rosanero, in fondo, è una promessa che resta – mentre alcuni cori intonati a squarciagola cercavano di restituire ad Alessia quel calore che lei, purtroppo, non potrà più sentire. L’intera squadra rosanero, si apprende, è attesa a momenti per l’ultimo saluto: un gesto che va oltre la retorica calcistica, quasi a voler ribadire che certi legami non si spezzano con la scomparsa fisica. Tra la folla, si notano anche quaranta tifosi arrivati da Catania, un dettaglio che in qualsiasi altro contesto suonerebbe come un paradosso ma che qui, davanti alla bara di una bambina, diventa semplicemente umano.
Il cordoglio del Catanzaro e la lezione del presidente Mirri
Non solo Palermo, però, a piangere la piccola Alessia. L’US Catanzaro 1929 ha voluto esprimere – attraverso una nota ufficiale – il proprio cordoglio, definendo la bambina “esempio di passione pura e autentico amore per i colori della propria squadra”. Un pensiero, quello dei calabresi, che richiama il calcio a ritrovare “il suo volto più umano e solidale”, specie davanti a vicende come questa. E proprio nello stadio Barbera, il presidente rosanero Dario Mirri – visibilmente commosso – ha incontrato i giornalisti davanti alla camera ardente. Le sue parole, asciutte e senza retorica, fotografano l’indicibile: “È complicato dire qualcosa – ha dichiarato – perché l’ordine naturale prevede che prima andiamo via noi e poi vanno via i bambini”. Nessuna dichiarazione di circostanza, nessuna citazione fuori luogo: Mirri ha ricordato che Alessia, nonostante la sua giovanissima età, ha dato a tutti “una grande lezione di dignità, coraggio e forza”.
Quattro anni di lotta e un tumore che non perdona
La malattia – diagnosticata nel 2021 – l’aveva costretta a un’esistenza fatta di terapie, ricoveri e speranze intermittenti. Eppure, chi l’ha conosciuta racconta di una bambina che non ha mai smesso di parlare del Palermo, di quel “Barbera” dove oggi centinaia di persone si sono radunate in silenzio. Il rabdomiosarcoma, un tumore aggressivo che colpisce i tessuti molli, non le ha lasciato scampo; la notizia della sua scomparsa, nella serata del 12 maggio, si è diffusa in poche ore, trasformando il lutto privato in un cordoglio che ha varcato i confini delle rivalità calcistiche. Perché quando muore una bambina di otto anni, gli steccati tra le tifoserie – almeno per un giorno – cadono: lo dimostrano i catanesi presenti sugli spalti, lo dimostra il Catanzaro che si unisce al dolore, e lo dimostra quel popolo rosanero che non chiede vittorie, ma chiede solo di poter dire addio come si deve.




