Mattarella al Barbera, la Pasqua del capo dello Stato tra i tifosi rosanero
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Redazione Sport
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La domenica di Pasqua, per molti italiani, ha il sapore della tradizione familiare e della tavola imbandita; per Sergio Mattarella, invece, ha significato tornare tra le gradinate che più ama, quelle del «Renzo Barbera», dove il Palermo – suo club del cuore, non lo nasconde mai – giocava l’anticipo della trentatreesima giornata di Serie B contro l’Avellino. Il presidente della Repubblica, fieramente palermitano e da sempre legato ai colori rosanero, ha scelto di trascorrere il giorno di festa allo stadio, approfittando delle vacanze pasquali nella sua città per rinsaldare un rapporto che, come ricorda il club del City Football Group, era già emerso tre anni fa con la visita al Palermo Museum. Nessuna cerimonia ufficiale, nessun discorso programmatico: solo un uomo delle istituzioni che, dalla tribuna Autorità, segue il pallone che rotola, le folate di gioco, le speranze di una squadra che insegue la promozione.
Un boato inaspettato e gli applausi dei ventiquattromila
Quando le telecamere hanno inquadrato il capo dello Stato, proiettando il suo volto sui maxischermi dello stadio, l’effetto è stato quello di una bomba di gioia. I circa ventiquattromila spettatori presenti – numero notevole per la cadetteria – hanno accolto la sorpresa con un boato che si è levato dagli spalti, trasformandosi in un applauso lungo, convinto, quasi liberatorio. Nessuno se lo aspettava, o almeno non in quel modo: il presidente, giunto poco prima del fischio d’inizio, si era accomodato senza clamore, eppure la sua presenza ha finito per diventare, di fatto, un inaspettato regalo pasquale per i tifosi. L’emozione, a dirla tutta, si è vista anche nei volti di chi, sugli spalti, ha iniziato a battere le mani senza smettere di guardare il maxischermo, come per accertarsi che non fosse un’illusione ottica.
Il ritorno al Barbera tra social, serie A sognata e un legame mai interrotto
Non è la prima volta, questa, che Mattarella varca i cancelli del Barbera in stagione: già ad agosto, per Palermo-Frosinone, aveva voluto esserci, e quella sorta di abitudine ha spinto molti a parlare di un “gradito ritorno”. I canali social dei rosanero hanno subito rimarcato il dato, pubblicando un messaggio asciutto: «Il presidente ha approfittato delle feste pasquali a Palermo per rinnovare il legame con il Club rosanero». Nessuna retorica di troppo, nessun proclama, solo la fotografia di un legame vero. Sullo sfondo, per chi segue la squadra, c’è sempre il sogno della Serie A; ma Mattarella, in tribuna, non fa promesse né pronostici. Si limita a guardare, e per i tifosi – quelli che lo applaudono e gli urlano “sei uno di noi” – questo gesto silenzioso vale più di mille dichiarazioni.
La partita, l’ex Ballardini e il calcio pasquale del presidente
Sul terreno di gioco, però, c’è anche un avversario che merita attenzione: l’Avellino, allenato da Davide Ballardini, un ex della piazza rosanero. Un dettaglio che aggiunge quel pizzico di suspense narrativa a un pomeriggio già denso di significati. Il presidente, si dice, non ha voluto commenti di rito nello spogliatoio né incontri ufficiali con le squadre; la sua Pasqua calcistica è rimasta sospesa tra la fatica dei giocatori e la gioia popolare degli spalti. Intorno a lui, in tribuna Autorità, pochi accompagnatori, nessun codazzo: l’immagine che resta è quella di un uomo che, per novantatré minuti, smette di essere il capo dello Stato per diventare, semplicemente, un tifoso. Un tifoso che, come molti altri, spera in un colpo di testa vincente o in una ripartenza ben orchestrata. Poi, all’intervallo e al fischio finale, gli applausi tornano a fargli corona, quasi a volergli dire: grazie per esserci, anche in un giorno di Pasqua, anche in Serie B.




