Palermo-Avellino 2-0, i rosanero restano a -4 dal Frosinone

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Palermo ha risposto presente, e lo ha fatto senza quelle incertezze che, a tratti, avevano caratterizzato alcune delle precedenti uscite casalinghe. Di fronte a un Avellino ridotto in dieci uomini già dal tramonto del primo tempo, la squadra di casa ha gestito il vantaggio con la lucidità di chi sa che ogni punto, ormai, pesa come un macigno nella lotta per la promozione. Il 2-0 finale al Barbera – davanti a oltre 27mila spettatori, un pubblico che continua a spingere nonostante le altalene di una stagione lunga e logorante – porta la firma di Palumbo e Ranocchia, due gol che tengono agganciati i rosanero al treno delle prime posizioni. La distanza dal Frosinone, attualmente secondo alle spalle del Venezia (almeno per questa notte), resta di quattro punti. Un gap che, con sei giornate ancora da giocare, non è certo proibitivo ma impone un ritmo da maratona, senza più soste.

La svolta nel primo tempo e l'espulsione che cambia la partita

A sbloccare il match ci ha pensato Palumbo al 12’ del primo tempo: un sinistro a giro, preciso e chirurgico, nato da un’azione rifinita da Le Douaron. Quest’ultimo, va detto, era stato lucidissimo nel recuperare palla a centrocampo, un piccolo colpo di teatro che ha aperto una prateria davanti all’area avversaria. Da lì in poi, la partita è scivolata su un binario favorevole ai padroni di casa, complici anche le difficoltà tattiche degli irpini. L’episodio chiave, però, è arrivato a ridosso dell’intervallo: l’Avellino è rimasto in dieci, un’inferiorità numerica che di fatto ha spento ogni velleità di rimonta. Nella ripresa, i rosanero hanno amministrato senza affanni, trovando poi il raddoppio con Ranocchia, una sorta di certificazione di una superiorità mai realmente messa in discussione.

Joronen esce per infortunio, Gomis torna tra i pali dopo un anno e mezzo

Tra le note tattiche meno appariscenti ma non per questo trascurabili, c’è l’uscita dal campo di Joronen al 57’ per un problema fisico. Il portiere titolare, fin lì, aveva disputato una gara di ordinaria amministrazione – pochi interventi, nessuna emozione particolare – ma il suo sostituto, Gomis, ha attirato l’attenzione per una ragione ben diversa. Il suo rientro in campo, infatti, è avvenuto dopo un anno e mezzo di assenza da una gara ufficiale. Un lasso di tempo lunghissimo, per un calciatore, eppure il suo ingresso non ha prodotto sbavature: qualche segnale di ruggine c’è stato, inevitabile, ma la sua prestazione è stata comunque sufficiente a non far rimpiangere l’infortunato.

Mattarella in tribuna, la sorpresa pasquale che accende l’ambiente

C’è stato un altro protagonista, a margine del campo, e non certo secondario. Nel pomeriggio di Pasqua, allo stadio Barbera è spuntato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’ottantaquattrenne capo dello Stato, in Sicilia proprio per le festività, ha scelto di trascorrere qualche ora nella tribuna vip, a seguire i rosanero in corsa per la Serie A. La sua presenza, certo, non ha inciso sul risultato, ma ha regalato un’atmosfera diversa a un pomeriggio già di per sé carico di significati sportivi. I tifosi, alla vista dell’inquilino del Quirinale, hanno risposto con un affetto misurato ma tangibile, quasi a voler sottolineare quel legame sottile tra una città, la sua squadra e una figura istituzionale che, da sempre, non ha mai nascosto il suo amore per questi colori.

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