Avellino-Palermo, tifosi biancoverdi bloccati dalle forze dell'ordine dopo il 2-2

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’eco dei fischietti e le grida del campo si erano appena spente quando, fuori dallo stadio Partenio-Lombardi, le tensioni che avevano accompagnato parte dell’incontro si sono riversate in un episodio di ordinaria follia calcistica. Circa duecento sostenitori dell’Avellino, insoddisfatti per il pareggio casalingo contro il Palermo, hanno tentato di forzare le transenne che delimitavano la zona riservata ai tifosi ospiti, sfogando una rabbia improvvisa ma prevedibile. L’assalto, per fortuna, è stato arginato con prontezza dal dispiegamento di uomini della Questura di Avellino, pronti a contenere quella carica cieca. Qualcuno, tra la folla in fermento, ha lanciato alcune bottiglie in direzione degli agenti, gesto inutile e pericoloso che, tuttavia, non ha provocato danni a persone, concludendosi in una dissipazione di energie senza alcun costrutto se non l’ennesima nota di servizio e la conferma di un copione purtroppo ricorrente.

La partita: vantaggio, recupero e nuovi rimpianti

La partita, che pure si era conclusa con un punteggio di larga parità, aveva lasciato nell’aria il retrogusto di occasioni sprecate per entrambe le compagini, ma in particolare per i rosanero. L’Avellino, trascinato da un’azione elegante sulla fascia destra che aveva visto collaborare Besaggio e Sounas, aveva trovato il vantaggio con Missori, il cui cross al centro era stato convertito con freddezza da Biasci. Un gol che aveva imposto una lunga rimonta al Palermo, capace di riemergere solo nel secondo tempo, quando al sessantanovesimo minuto Ranocchia aveva raccolto un responso fortunato dopo un’ottima parata del portiere Daffara su Ceccaroni, infilando la palla sotto la traversa e riaprendo i giochi.

Ranocchia, protagonista contraddittorio

Proprio Filippo Ranocchia si è ritrovato, suo malgrado, al centro della narrazione sportiva della serata, incarnando quella dualità che a volte il calcio riserva ai suoi interpreti. Il regista rosanero, infatti, era stato coinvolto in maniera non marginale nell’azione che aveva portato al primo gol degli irpini, un fatto che da solo basterebbe a segnare negativamente la prestazione di un centrocampista. Eppure, con quel carattere che spesso distingue i giocatori di razza, è stato lo stesso Ranocchia a riportare in equilibrio il match, servendosi di un’occasione nata quasi per caso ma finalizzata con la precisione necessaria, dimostrando una capacità di reazione psicologica che va al di là del semplice gesto tecnico.

Il finale amaro per il Palermo

Il pareggio, però, non ha placato del tutto i rimpianti nella squadra di Palermo, che nel finale aveva concretamente sfiorato il sorpasso. Dopo la rete di Ranocchia e il vantaggio siglato su rigore da Pohjanpalo, i siciliani si erano trovati a custodire un risultato prezioso, che sarebbe servito a tenere il passo nella corsa promozione. Una speranza durata pochissimo, perché l’Avellino, dimostrando tenacia, è riuscito a riconquistare la parità all’ottantanovesimo minuto, lasciando gli ospiti a masticare un amaro che sapeva di vittoria sfumata per un soffio. Un punto, in fin dei conti, che riflette una partita equilibrata ma che per ambizioni e dinamiche della stagione assume sapori diversi per le due tifoserie.

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