Negrar, il boato e poi il crollo: la palazzina di Prun frana su se stessa, un morto e tre feriti gravi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Prima un boato sordo, avvertito in tutta la frazione di Prun, un suono che ha squarciato il silenzio pomeridiano della Valpolicella, e subito dopo una nube di polvere si è levata dalle case. Era da poco passate le diciassette e quaranta quando, in via Sattarine, una palazzina di tre piani – una di quelle costruzioni storiche che punteggiano il territorio – è letteralmente implosa, franando su se stessa e trasformandosi in un cumulo di detriti, travi e massi di pietra locale da cui, per ore, non hanno smesso di levarsi richieste di aiuto. L’esplosione, la cui origine è al centro di un’indagine coordinata dalla Procura, ha polverizzato in un istante la quotidianità di un intero nucleo familiare: la famiglia Savoia, che risiedeva nell’appartamento al primo piano, quello da cui, secondo una prima e ancora provvisoria ricostruzione, si sarebbe sprigionata la fuga di gas.

Le operazioni di soccorso, immediate e complesse, sono state condotte dai vigili del fuoco con il supporto del personale USAR, quello specializzato nelle ricerche in contesti di macerie, e delle unità cinofile, che hanno lavorato ininterrottamente per setacciare ogni anfratto di quella montagna di calcinacci. I soccorritori sono riusciti a estrarre vivi tre componenti della famiglia: Rosanna Marchesini, di 67 anni, il figlio Cristian, di 33, e il cognato Roberto Sartori, settantenne, che si trovava nell’abitazione, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, per controllare quell’odore di gas che, a detta dei vicini, si avvertiva da giorni nella zona. I tre, tutti ustionati, sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale di Borgo Trento a Verona e ricoverati nel centro grandi ustionati; le loro condizioni, pur gravi, non sarebbero in pericolo di vita. Per Bruno Savoia, invece, classe 1958, il capofamiglia, non c’è stato nulla da fare: il suo è stato individuato dai cani dei soccorritori e poi riaffiorato dopo ore di scavi, sotto due metri di detriti. Il medico del Suem 118 non ha potuto che constatarne il decesso.

L’odore di gas che durava da giorni e il sequestro dell’area

La dinamica di quanto accaduto è ora al vaglio degli inquirenti, che hanno posto sotto sequestro l’intera area per consentire i rilievi tecnici. L’ipotesi principale, su cui stanno lavorando i carabinieri e la polizia locale, è quella di una fuga di gas – forse da una bombola, forse da una tubazione danneggiata – che avrebbe saturato l’ambiente del primo piano, innescando poi la deflagrazione. A supportare questa pista investigativa, come detto, ci sono le testimonianze raccolte tra i residenti di via Sattarine, molti dei quali hanno riferito di aver percepito un forte odore di gas nelle ore e, alcuni, persino nei giorni precedenti il disastro. Una circostanza, questa, su cui la Procura intende fare piena luce, così come dovrà essere accertato lo stato degli impianti e la manutenzione della palazzina, dichiarata inagibile e pericolante in più parti, con porzioni di muri rimasti in piedi da cui penzolano, in un contrasto surreale, i resti dell’arredamento delle case, come i pezzi di un albero di Natale con le sue decorazioni ancora intatte.

Soccorsi tra le macerie e il rischio di ulteriori crolli

L’intervento dei soccorritori si è protratto fino a tarda sera, reso ancora più difficoltoso dal rischio concreto che le parti della struttura rimaste in piedi potessero cedere da un momento all’altro, aggravando il bilancio o coinvolgendo gli stessi vigili del fuoco. Per questo motivo, e per permettere le operazioni di messa in sicurezza, è stato istituito un perimetro di sicurezza presidiato dagli agenti della polizia locale e dai volontari della Protezione civile, che hanno anche provveduto all’evacuazione precauzionale di alcune famiglie residenti negli stabili vicini. L’intera frazione di Prun, una zona solitamente tranquilla e residenziale delle colline veronesi, è rimasta per ore isolata e illuminata a giorno dai fari dei mezzi di soccorso, mentre gli specialisti continuavano a scavare con pale e a mani nude, nel tentativo di mettere in salvo chiunque potesse trovarsi ancora intrappolato.

Il dolore dei vicini e le indagini aperte

Nella piccola comunità di Prun, dove tutti conoscevano Bruno Savoia e la sua famiglia, le voci dei vicini si mescolano allo sgomento e alla fatica di raccontare quanto hanno visto e sentito. C’è chi parla di un boato assordante, chi di un tremore che ha fatto vibrare i vetri delle case distanti centinaia di metri. Ma ciò che più resta impresso, nelle testimonianze di chi si è avvicinato per primo al cumulo di macerie, sono le grida disperate che provenivano da sotto le pietre, un sottofondo umano che ha accompagnato i soccorritori per tutte le ore in cui hanno cercato di raggiungere i superstiti. La Procura, che ha aperto un fascicolo per accertare le cause dell’esplosione e per verificare se vi siano state negligenze nella gestione dell’impianto o nella segnalazione della presunta fuga di gas, potrà ora contare sui rilievi tecnici e sulle perizie disposte. La palazzina, sventrata e pericolante, resta sotto sequestro, custode silenziosa dei materiali che serviranno a scrivere la parola fine su questa tragedia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.