Tragedia a Negrar di Valpolicella, esplode una palazzina: un morto e tre feriti sotto le macerie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un boato assordante, avvertito distintamente per diversi chilometri nel raggio della valle, ha squarciato il tardo pomeriggio di ieri, martedì 24 febbraio, la quiete della frazione collinare di Prun, nel comune di Negrar di Valpolicella, in provincia di Verona. Erano circa le 17.45 quando una violenta deflagrazione, la cui origine è al centro degli accertamenti dei tecnici dei Vigili del fuoco e della Procura, ha letteralmente fatto implodere una palazzina residenziale di tre piani situata in via Sattarine, riducendola in un cumulo di macerie e detriti -1-9. L'onda d'urto, sprigionatasi con ogni probabilità dal primo piano dell'edificio sviluppato su tre livelli con sottotetto mansardato, ha causato il cedimento strutturale immediato dell'intero immobile, che si è accartocciato su sé stesso in una scena di devastazione che richiama alla mente gli scenari post-bellici -5-7.

Immediatamente è scattata la macchina dei soccorsi, con una mobilitazione imponente che ha visto convergere sullo stretto scenario collinare i sanitari del Suem 118 con quattro mezzi di soccorso, le squadre dei Vigili del fuoco del comando provinciale di Verona e i colleghi del nucleo USAR (Urban Search and Rescue), specializzati nelle ricerche tra le macerie, affiancati da unità cinofile addestrate per fiutare la presenza di persone sepolte -1-4. Le operazioni, coordinate dal funzionario di guardia e protrattesi per ore sotto la luce artificiale dei carri fari, si sono concentrate fin da subito per estrarre i residenti della palazzina, una famiglia di quattro persone che abitava quei muri -8. I soccorritori, scavando con cautela tra calcinacci, travi e oggetti di arredamento ridotti in frammenti, sono riusciti a liberare e a consegnare alle cure del personale medico tre persone: due uomini e una donna, apparsi fin da subito in condizioni non giudicate gravi nonostante lo spavento e le ferite riportate -3-6.

Trasportati d'urgenza all'ospedale di Borgo Trento, a Verona, per i dovuti accertamenti e le cure del caso, i tre superstiti – tra i quali la moglie e il figlio del proprietario di casa – hanno potuto così scampare alla furia distruttiva dello scoppio -6-9. Purtroppo, le speranze di ritrovare illeso anche il quarto componente della famiglia sono svanite con il passare dei minuti. Dopo circa due ore di ricerche incessanti, durante le quali i cani addestrati hanno continuato a battere il terreno alla ricerca di tracce di vita, intorno alle 19.45 il senza vita di Bruno Savoia, un uomo di 68 anni, è stato individuato e successivamente estratto dai detriti della sua stessa abitazione -4-8. Il medico del Suem, giunto sul posto, non ha potuto fare altro che constatarne il decesso, decretando così un tragico epilogo per una giornata iniziata all'insegna della normalità.

Le cause all'origine di questa immane tragedia sono ora al vaglio degli inquirenti. Le prime e più probabili ipotesi, suffragate anche dalle testimonianze di alcuni vicini che avrebbero riferito di aver avvertito un forte odore di gas nelle ore precedenti la deflagrazione, puntano verso una fuga di gas che potrebbe aver saturato gli ambienti del primo piano, forse a causa di una bombola difettosa o di una tubatura usurata -2-6. I tecnici specializzati dei Vigili del fuoco, insieme ai carabinieri giunti per i rilievi del caso, stanno setacciando l'area con meticolosità, cercando tra le macerie indizi utili a confermare la natura accidentale dell'esplosione -9. La Procura ha aperto un fascicolo per chiarire la dinamica e accertare eventuali responsabilità, mentre l'intera zona di via Sattarine è stata posta sotto sequestro e transennata, con l'evacuazione precauzionale di due nuclei familiari residenti nelle abitazioni limitrofe, anch'esse danneggiate dall'onda d'urto -6-8. Le operazioni di messa in sicurezza e bonifica dell'area proseguiranno per tutta la giornata odierna, mentre la comunità di Negrar, sconvolta, cerca di fare i conti con la perdita di una vita umana e con la ferita aperta nel suo tessuto urbano e sociale.

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