Il piano casa del governo Meloni e la sfida (milanese) delle occupazioni abusive

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La dichiarazione, pronunciata al termine del Premier Time al Senato, non lascia spazio ad ambiguità: per Giorgia Meloni la proprietà privata costituisce un diritto inviolabile, da difendere con la stessa determinazione riservata al principio di legalità. Un cittadino, nelle parole della presidente del Consiglio, non può essere costretto a districarsi per anni tra procedimenti giudiziari farraginosi e spese insostenibili, magari solo per rientrare in possesso di un’abitazione che qualcuno gli ha occupato abusivamente. Questa vicenda, ha aggiunto la premier, trascina con sé un impatto economico tutt’altro che trascurabile, sebbene – va detto – nessuna cifra sia stata fornita per quantificare il fenomeno a livello nazionale.

Un decreto legge in Gazzetta Ufficiale, tra emergenza abitativa e annunci politici

Proprio in questo clima – tra la fermezza sull’inviolabilità della proprietà e la cronica carenza di alloggi a prezzi accessibili – s’inserisce il decreto legge 7 maggio 2026, numero 66, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore l’8 maggio scorso. Il provvedimento, che il governo definisce “Piano Casa”, racchiude misure urgenti per favorire la realizzazione e la valorizzazione dell’edilizia residenziale pubblica, sociale e integrata. Si parla di alloggi destinati alla vendita o alla locazione a prezzo calmierato, ottenibili anche tramite interventi di sostituzione edilizia, recupero e riconversione di immobili pubblici. L’obiettivo dichiarato – incrementare l’offerta sostenibile di immobili a prezzi accessibili – è ambizioso, ma a Milano, come vedremo, si scontra con numeri da capogiro.

Milano e il conto dei 60mila alloggi mancanti (che diventano 120mila nell’area metropolitana)

Traduciamo dal milanese: “piuttosto che niente, meglio piuttosto”. Questo, a sentire le prime reazioni degli osservatori locali, potrebbe essere lo spirito giusto con cui accogliere il nuovo piano. Perché, lo dicono le stime correnti, solo per il capoluogo lombardo servirebbero 60mila nuovi alloggi; una cifra, questa, che andrebbe addirittura raddoppiata se si allarga lo sguardo all’intera area metropolitana. Il governo, dal canto suo, punta a recuperare i 61mila alloggi Erp (edilizia residenziale pubblica) oggi non assegnabili – ne ha parlato l’associazione milanese dei proprietari di casa, Assoedilizia, in una recente analisi. Ma tra il dichiarato e il realizzabile, a Milano, il divario resta enorme.

Occupazioni abusive e tempi della giustizia: il nodo che il piano non scioglie

E qui il discorso di Meloni e il decreto legge si incrociano, senza però risolversi del tutto. Perché mentre la premier tuona contro le occupazioni abusive – definendole un intollerabile aggravio economico per il proprietario legittimo – il Piano Casa tace sui tempi della giustizia civile. Un proprietario che ritrova la casa occupata, nella pratica quotidiana, deve ancora fare i conti con un iter fatto di denunce, convalide di sfratto (spesso lunghe) e interventi delle forze dell’ordine non sempre immediati. Il decreto 66/26, insomma, si concentra sul costruire e recuperare, ma non accenna a una procedura accelerata per la liberazione degli immobili già occupati abusivamente. Due facce della stessa medaglia – il diritto alla proprietà e il diritto all’abitare – che il governo prova a tenere insieme, ma che a Milano continuano a viaggiare su binari separati.

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