Louvre, la Galleria d'Apollo riapre ma i gioielli della Corona restano un miraggio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A più di nove mesi di distanza dal colpo che ha fatto il giro del mondo, la Galleria d'Apollo al Louvre ha riaperto i battenti al pubblico, ma lo ha fatto con un’assenza che pesa come un macigno, quella dei gioielli della Corona francese trafugati durante quella che molti hanno già ribattezzato come l'operazione del secolo.

Il museo parigino, che dal 22 luglio 2026 ha restituito ai visitatori l'accesso a uno dei suoi scrigni più celebri, si trova ora a fare i conti con una nuova realtà, quella di uno spazio espositivo che ha perso la sua anima più preziosa per riconquistarne un’altra, forse più autentica e legata alla sua stessa architettura, ma che lascia inevitabilmente un vuoto incolmabile tra gli stucchi dorati e gli affreschi seicenteschi.

Il via libera alla riapertura è stato deciso dalla direzione del museo, guidata dal nuovo presidente, che ha dovuto bilanciare l'esigenza di restituire al pubblico uno dei percorsi più amati, quello che conduce verso la celeberrima Gioconda, con la necessità di mettere in sicurezza ciò che rimane di un patrimonio storico e artistico dal valore inestimabile, e la scelta è ricaduta su una soluzione che, per quanto pragmatica, appare destinata a deludere le aspettative di chi sperava di ammirare nuovamente le parure imperiali.

Un furto da manuale e una finestra sulla Senna

Il clamoroso furto che ha sconvolto il mondo della cultura e dell'arte, avvenuto nello scorso autunno, aveva costretto la direzione del Louvre a chiudere in via precauzionale l'intera galleria, isolando quella che era diventata la scena di un crimine quasi perfetto. I ladri, la cui identità è ancora oggetto di indagini serrate da parte delle autorità francesi, erano riusciti ad entrare proprio dalla finestra che si affaccia sulla Senna, un varco che ha trasformato un luogo di bellezza e contemplazione in un set cinematografico per una fuga degna del miglior thriller.

Le collezioni di oreficeria, che comprendevano pezzi unici legati alla storia della monarchia francese e oggetti preziosi di inestimabile valore artistico, sono state rimosse dalle loro teche già nei giorni immediatamente successivi al colpo e, da allora, di loro si sono perse le tracce, alimentando un alone di mistero e di preoccupazione tra gli esperti e gli appassionati di tutto il mondo.

Il nuovo corso del Louvre e la vocazione monumentale

La riapertura, annunciata ufficialmente dal nuovo presidente del Louvre, rappresenta una tappa fondamentale per il museo, che si trova ad affrontare una delle sfide più complesse della sua storia recente, quella di riconfigurare un’identità che è stata ferita nel profondo.

«I gioielli saranno trasferiti in una sala di massima sicurezza, la cui costruzione richiede tempo, per cui ci vorrà ancora un po’ prima che possa essere presentata al pubblico», ha tenuto a precisare lo stesso Leribault nel corso della presentazione alla stampa, sottolineando come l’urgenza primaria, in questa fase, fosse quella di restituire alla collettività uno spazio che per secoli ha rappresentato il cuore pulsante del museo.

«L’urgenza era quella di poter riaprire al pubblico questa magnifica galleria, che inoltre comunica con la Galerie che si trova proprio accanto», ha aggiunto, spiegando come l’intervento di riapertura miri a restituire alla galleria la sua vocazione più autentica, quella di un percorso monumentale che affascina per la sua bellezza architettonica e decorativa, anche in assenza dei gioielli che per anni ne hanno costituito l’attrazione principale.

Stucchi e affreschi senza le parure imperiali

I visitatori che nei giorni scorsi hanno varcato la soglia della Galleria d'Apollo si sono trovati quindi di fronte a un ambiente che, pur conservando intatta la sua maestosità grazie agli stucchi finemente lavorati, agli affreschi che ne ricoprono le volte e al monumentale soffitto dedicato al dio Sole, appare oggi come un gioiello senza la sua gemma più preziosa.

Le teche che un tempo custodivano le collezioni di oreficeria sono state rimosse, e al loro posto non è stato allestito alcun sostituto, quasi a voler marcare visivamente l'assenza di quei reperti e a trasformare quella mancanza in un elemento permanente del nuovo allestimento.

La decisione di non esporre temporaneamente altri oggetti nella galleria, in attesa della realizzazione dello spazio blindato che ospiterà i gioielli quando e se verranno recuperati, lascia intendere come la strategia del museo sia orientata a preservare l'integrità del percorso espositivo, rinunciando a riempire il vuoto con opere che non avrebbero la stessa forza evocativa e storica.

Un'attesa senza fine per i tesori della Corona

L’operazione di restituzione al pubblico della galleria, seppur salutata con sollievo dai residenti e dai turisti che affollano il museo parigino, lascia inevitabilmente aperte molte domande sul futuro delle collezioni rubate, e sulle reali possibilità di rivedere quei gioielli un giorno, magari esposti in un luogo diverso e più sicuro.

I riflettori si spostano ora sulle indagini che proseguono senza sosta, mentre il Louvre cerca di voltare pagina, restituendo ai visitatori la possibilità di attraversare uno degli ambienti più suggestivi del museo, consapevole però che la memoria di quel furto resterà impressa a lungo nelle pietre della galleria.

Per ora, l’affaccio sulla Senna e il passaggio verso la Gioconda sono tornati a essere percorribili, ma chiunque varchi quella soglia sa che, al termine del percorso, non ci sarà più lo scintillio dell’oro e delle pietre preziose a raccontare la storia della monarchia francese, ma solo il silenzio di teche vuote, in attesa di un riscatto che potrebbe non arrivare mai.

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