L'addio a Valentino, il creatore di bellezza che seppe guardare oltre le sfilate
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Manhattan, con la sua luce tersa che incide sui grattacieli, fa da sfondo all'ultimo, inatteso incontro tra Paola Fendi e Valentino Garavani, un episodio che la discendente della celebre dinastia di pellicceri ricorda con vivida tenerezza. «Non ci vedevamo da diversi anni», racconta, «eppure ci siamo riconosciuti da lontano, fermandoci subito per uno scambio di veloci, affettuose battute». Quel breve dialogo, intriso di una gioia semplice e di memorie condivise, si chiuse con il garbo di un perfetto gentiluomo, un congedo che racchiudeva un'intera epoca. La figura di Valentino, scomparso all'età di 93 anni, trascende infatti la semplice definizione di stilista, proiettandosi in una dimensione dove l'ossessione per il bello si fondeva con un'intelligenza creativa precorritrice dei tempi. Paola Fendi, in proposito, non ha dubbi: «Valentino era un creatore di bellezza. Capì prima di tutti che gli stilisti devono lavorare insieme», una visione collaborativa, quasi corale, che oggi appare fondamentale in un'industria spesso frammentata.
Le Valentiniadi e l'incoronazione di un imperatore
La sua capacità di leggere la femminilità, trasformandola in eleganza senza tempo, trovò la sua apoteosi pubblica nelle cosiddette Valentiniadi, tre giorni di celebrazioni favolose organizzate nel luglio del 2007 per i suoi quarantacinque anni di carriera. In quella circostanza, poco prima di cedere il marchio al fondo qatariota Mayhoola e di dire addio alle passerelle, venne incoronato moderno imperatore in una scenografia hollywoodiana, ma profondamente romana, ideata da Dante Ferretti presso il Tempio di Venere. La retrospettiva di trecento abiti all'Ara Pacis e i galà con un parterre che univa teste coronate, star hollywoodiane e figure istituzionali, sigillarono il mito di un uomo che aveva fatto della bellezza il proprio regno, circondato da una corte di fedelissimi, tra i quali spiccava il socio storico Giancarlo Giammetti.
La gestione del brand dopo il passaggio finanziario
Il racconto di chi ha lavorato al suo fianco in anni più recenti, quando il controllo dell'azienda era già passato a una holding finanziaria, illustra il permanere della sua influenza nonostante il mutato contesto proprietario. Filippo Cavalli, che diresse per quattro anni la linea Red Valentino a livello mondiale dopo aver gestito le licenze per la maison Zegna, descrive un ambiente in cui il maestro, pur non detenendo più il controllo operativo, rimaneva un faro imprescindibile per lo stile e la storia della maison fondata nel 1957. La sua presenza, seppur non quotidiana, continuava a orientare l'estetica della casa, dimostrando come il suo genio creativo costituisse un patrimonio inalienabile, un codice genetico che sopravviveva alle inevitabili evoluzioni del business della moda.
L'amore assoluto e privato per i suoi carlini
Accanto all'immagine pubblica dell'imperatore, esisteva però un Valentino privato il cui centro emotivo era occupato in modo assoluto e insostituibile dai suoi cani, in particolare dai carlini. Lo stilista non fece mai mistero di questa gerarchia affettiva, arrivando a dichiarare, senza esitazione, che i suoi animali venivano prima delle collezioni. «Non mi importa della collezione. I miei cani sono più importanti», era una sua affermazione ricorrente, che svelava un lato tenero e protettivo, lontano dai riflettori e dall'ostentazione. Quell'amore, più forte dell'alta moda stessa, rappresenta una chiave di lettura essenziale per comprendere la complessità di un uomo che, pur avendo dedicato la vita a vestire i sogni delle donne, custodiva nel privato un affetto incondizionato e silenzioso, lontano dal clamore delle sfilate e dalle colonne opalescenti del suo tempio della bellezza.




