Biancaneve live action: tra polemiche e scelte narrative moderne
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il live action di Biancaneve, diretto da Marc Webb e uscito nelle sale il 20 marzo 2025, si è rivelato uno dei film più discussi degli ultimi anni, non solo per il suo impatto cinematografico ma anche per le controversie che lo hanno accompagnato fin dalle prime fasi di produzione. Con un budget di circa 270 milioni di dollari, escluso il marketing, il film è stato al centro di un vortice di polemiche che hanno spaziato dalle scelte narrative alle questioni sociali, rendendolo un caso emblematico del dibattito culturale contemporaneo.
Le prime voci sul progetto risalgono al 2016, ma è stato nel 2023, con la diffusione di immagini rubate dal set, che il malcontento è esploso. Le modifiche apportate ai personaggi, in particolare l’aspetto e le caratteristiche dei protagonisti, hanno scatenato reazioni contrastanti. La scelta di Rachel Zegler, attrice di origini latine, per il ruolo di Biancaneve, ha diviso il pubblico, così come la decisione di sostituire i sette nani con creature magiche inclusive, interpretate da attori di diverse etnie e background. Una mossa che, secondo alcuni, rispecchia l’impronta “woke” della Disney, mentre per altri rappresenta un tentativo di modernizzare una storia classica.
Non sono mancati gli scontri ideologici, con polemiche che hanno travalicato i confini del cinema. La premiere, tenuta in tono minore rispetto alle aspettative, ha ulteriormente alimentato le critiche, mentre alcuni attori hanno espresso malumori per le scelte produttive. Tra questi, i performer che avrebbero dovuto interpretare i nani hanno lamentato la mancanza di opportunità, aggiungendo un ulteriore strato di tensione a un progetto già di per sé complesso.
Sul piano narrativo, il film punta su una Biancaneve autonoma e coraggiosa, lontana dall’immagine tradizionale della principessa in attesa di salvezza. Il principe azzurro, figura centrale nel classico del 1937, è qui relegato a un ruolo marginale, mentre la trama si concentra sull’evoluzione della protagonista, tra effetti speciali spettacolari e una struttura narrativa che cerca di coniugare tradizione e modernità.
Il confronto con l’originale animato del 1937, primo lungometraggio Disney e adattamento della fiaba dei Fratelli Grimm, è inevitabile. Se il classico era un prodotto del suo tempo, con una Biancaneve più passiva e un’estetica che rifletteva gli standard dell’epoca, il remake cerca di adattarsi ai canoni contemporanei, pur mantenendo alcuni elementi iconici come la famosa frase “Specchio, specchio delle mie brame”.




