Melatonina per dormire, l'uso prolungato è legato a un rischio per il cuore
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Redazione Salute
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Camomille, tisane, caramelle gommose e sciroppi: la melatonina, ormonone sintetizzato per regolare il ritmo sonno-veglia, è divenuta un presidio diffuso in ogni formulazione, promettendo di placare le notti insonni di una fetta consistente della popolazione. Secondo i dati più recenti, che delineano un quadro nazionale dove milioni di persone dichiarano di avere un rapporto conflittuale con il riposo, questo integratore viene consumato con regolarità, spesso senza una vigilanza medica stringente e, in non pochi casi, somministrato anche ai più piccoli. Una consuetudine, questa, che un nuovo studio di vaste dimensioni invita a riconsiderare con la massima attenzione, poiché l'assunzione continuativa oltre l'anno sembrerebbe celare insidie fino a oggi sottovalutate per la salute cardiovascolare.
I dati emersi dalla ricerca
La ricerca, i cui risultati preliminari saranno presentati in anteprima alle American Heart Association Scientific Sessions del 2025, ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 130.000 adulti affetti da insonnia cronica, tracciandone le condizioni di salute nel tempo. Dall'analisi, come ha riferito l'autore principale dello studio, è emerso un dato "sorprendente": i soggetti che assumevano melatonina da più di dodici mesi mostravano un aumento significativo dell'incidenza di scompenso cardiaco, con un conseguente incremento anche dei ricoveri ospedalieri ad esso correlati e della mortalità per tutte le cause. Il lavoro, che necessita di ulteriori conferme e approfondimenti, accende dunque un faro sulla sicurezza a lungo termine di una sostanza che molti considerano benigna, spingendo la comunità scientifica a investigare più a fondo i suoi meccanismi d'azione sull'organismo.
Un fenomeno di largo consumo
La facilità con la quale si può acquistare il prodotto, disponibile senza obbligo di ricetta e proposto in forme accattivanti che ne facilitano l'assunzione, ha contribuito a normalizzarne l'uso, a volte finendo per farne un rimedio domestico al pari di una qualsiasi vitamina. Questo, unito alla percezione comune che si tratti di una molecola "naturale" e quindi intrinsecamente sicura, ha portato a un consumo talvolta disinvolto, lontano dal suo originario scopo terapeutico e protratto per mesi, se non anni. I ricercatori, tuttavia, sottolineano la differenza fondamentale tra la melatonina prodotta fisiologicamente dal nostro corpo e quella sintetica contenuta negli integratori, la cui biodisponibilità e i cui effetti cronici non sono ancora stati mappati completamente.
Le implicazioni per la salute pubblica
Alla luce di questi primi risultati, che pongono l'accento su un potenziale pericolo fino a oggi non quantificato, gli esperti raccomandano una maggiore cautela, specialmente quando si considera un utilizzo prolungato. L'invito, rivolto sia ai medici che ai cittadini, è quello di non sottovalutare gli integratori e di considerarli per ciò che sono: sostanze attive che possono interagire con la fisiologia umana. La prudenza diventa ancor più imperativa in contesti fragili, come in presenza di patologie pregresse o in caso di somministrazione pediatrica, dove gli studi specifici sono ancor più radi e le conseguenze a lungo termine del tutto ignote.




