La melatonina per dormire, un uso prolungato potrebbe pesare sul cuore

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Camomille, tisane, caramelle gommose: la melatonina, ormonone sintetizzato per regolare il ritmo sonno-veglia, è ormai un ingrediente onnipresente in una miriade di formulazioni, molte delle quali destinate anche ai più piccoli, che promettono di placare le notti agitate degli oltre quindici milioni di italiani che soffrono di disturbi del sonno. Questo successo commerciale, che ha trasformato un ormone in un prodotto di largo consumo, poggia su una percezione di sicurezza quasi assoluta, tanto che l’acquisto in farmacia o al supermercato non richiede, nella maggior parte dei casi, la prescrizione medica. Un nuovo studio, però, presentato in anteprima alle Scientific Sessions 2025 dell’American Heart Association a New Orleans, getta un’ombra inaspettata su quella che molti considerano una panacea innocua, sollevando dubbi stringenti sulle conseguenze di un’assunzione continuativa.

I dati emersi dalla ricerca su vasta scala

La ricerca, che ha coinvolto un campione significativo di 130.828 adulti con una diagnosi accertata di insonnia cronica, ha messo a confronto le condizioni di salute di chi assume melatonina da oltre un anno con quelle di chi non la utilizza. I risultati preliminari, che necessitano di ulteriori conferme come sottolineano gli stessi autori, indicano un aumento significativo del rischio di scompenso cardiaco, di ospedalizzazione e di mortalità per qualsiasi causa nel gruppo che faceva uso prolungato dell’integratore. “È stato sorprendente vedere”, ha affermato il primario di Medicina interna autore dello studio, l’emergere di una correlazione così marcata, la quale impone una riflessione approfondita sull’utilizzo a lungo termine della sostanza. L’analisi, che ha tenuto conto di diversi fattori di rischio cardiovascolare preesistenti, suggerisce che l’incidenza dell’insufficienza cardiaca cresce in maniera statisticamente rilevante tra i consumatori abituali.

Il contesto normativo e le abitudini di consumo

Sebbene il corpo medico conosca da tempo la melatonina e i suoi effetti fisiologici, la sua diffusione massiccia come integratore – e non come farmaco – ha creato un panorama in cui il confine tra uso terapeutico e autocura è diventato estremamente labile. In Italia, come in molte altre nazioni, la vendita di questi prodotti è libera, un fatto che, unito al marketing aggressivo, ne ha favorito un impiego sempre più disinvolto e prolungato nel tempo, spesso senza un monitoraggio adeguato. Le indagini di mercato, del resto, confermano che quasi un italiano su cinque ricorre a questi supporti in modo episodico, mentre una fetta non trascurabile della popolazione, stimata tra il sei e il sette percento, ne fa un uso cronico, convivendo con l’insonnia e cercando in queste compresse o gocce un rimedio facile e immediato.

Le implicazioni per la salute pubblica e la ricerca futura

La pubblicazione di questi dati, sebbene preliminari, accende un faro sulla necessità di condurre studi più ampi e specifici per indagare il nesso di causalità tra l’assunzione cronica di melatonina sintetica e la salute cardiovascolare. La sostanza, che viene prodotta naturalmente dall’organismo, potrebbe interagire in modo differente quando assunta dall’esterno per periodi molto lunghi, con meccanismi d’azione che la scienza non ha ancora completamente chiarito. I ricercatori, pertanto, pur senza creare allarmismi ingiustificati, pongono l’accento sulla prudenza, indicando la necessità di considerare con maggiore attenzione i potenziali effetti collaterali di un prodotto considerato da molti come del tutto benigno, specialmente quando il suo utilizzo si protrae per mesi o addirittura anni.

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