Il motore Mercedes sotto la lente: rapporto di compressione, verifiche della Fia e il polverone tra i rivali
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Redazione Sport
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La nuova stagione della Formula 1 non è ancora cominciata, eppure nell’aria, tra i box e i piani alti dei motoristi, si respira già quell’odore di polemica tecnica che da sempre accompagna i cambiamenti regolamentari. Al centro della bufera, in queste settimane di test e di attesa, finisce la power unit Mercedes, quella che equipaggerà, oltre alla casa della Stella, anche McLaren, Williams e Alpine. Il motivo del contendere è tecnico, quasi iniziatico per i non addetti ai lavori, e riguarda il rapporto di compressione, un valore che nei nuovi motori V6 ibridi, progettati per il 2026, è stato ridotto dal precedente 18:1 a un limite massimo di 16:1. I rivali, in particolare Audi, Ferrari e Honda, hanno sollevato piú di un dubbio, arrivando a chiedere un intervento chiarificatore alla Federazione Internazionale dell’Automobile, la Fia.
Il sospetto, mai sopito e anzi alimentato da indiscrezioni tecniche che circolano nel paddock sin dallo scorso dicembre, è che gli ingegneri di Brixworth, la fabbrica dove prendono forma le power unit tedesche, abbiano escogitato un sistema per aggirare lo spirito del regolamento. L’articolo 5.4.3, che disciplina la materia, è chiaro nello stabilire il tetto massimo di 16:1, ma specifica anche che la verifica di questo parametro debba essere effettuata a temperatura ambiente e con il motore spento. E qui si annida il nocciolo della questione. Secondo le voci che si rincorrono, la Mercedes avrebbe trovato il modo di far sì che, una volta che l’unità raggiunge la temperatura di esercizio, il rapporto di compressione cresca, arrivando a sfiorare picchi vicini al vecchio 18:1, con un conseguente e non trascurabile aumento della potenza, stimato intorno ai 15-20 cavalli. Un vantaggio che, tradotto in termini prestazionali, varrebbe qualche decimo al giro, un’eternità in un circus dove la competizione è ormai una questione di millesimi -7-9.
Verifiche a sorpresa a Brixworth e la posizione della Fia
La Federazione, consapevole del vespaio che si stava sollevando, non è rimasta con le mani in mano. Fonti vicine all’ambiente riferiscono di controlli inaspettati, veri e propri blitz dei tecnici Fia proprio presso gli stabilimenti Mercedes, dove si sarebbero svolte misurazioni approfondite. Ispezioni che, a quanto si apprende, avrebbero dato esito positivo, certificando la conformità della power unit ai parametri previsti dal regolamento, almeno per quanto riguarda le verifiche statiche a freddo. Nicholas Tombazis, il responsabile delle monoposto per la Fia, ha tentato di gettare acqua sul fuoco, definendo “esagerate” le voci e sottolineando come le regole tecniche non siano mai del tutto cristalline, spettando proprio all’organo di governo il compito di chiarirle -1-3. La priorità, ha lasciato intendere, è evitare che la stagione si apra con strascichi legali e ricorsi, uno scenario che getterebbe un’ombra sulla tanto attesa rivoluzione tecnica.
Tuttavia, l’insistenza di alcuni costruttori non si è placata. La richiesta, avanzata in particolare da chi si è sentito scavalcato da questa interpretazione così al limite, è quella di modificare le modalità di controllo. Si vorrebbe introdurre una misurazione a caldo, che possa fotografare il comportamento del propulsore in condizioni operative reali, oppure l’utilizzo di sensori durante le fasi di guida. Un cambiamento di questo tipo, però, non è semplice né immediato. Richiederebbe una super-maggioranza in seno al Power Unit Advisory Committee, il comitato consultivo che riunisce i cinque costruttori, la Fia e la Formula 1. Una modifica che, a giochi ormai fatti e a omologazioni prossime alla scadenza del primo marzo, rischierebbe di stravolgere gli equilibri e i piani di sviluppo di chi, come Mercedes, ha investito su una determinata architettura progettuale, forte del confronto costante e trasparente con i tecnici federali -4-8.
I primi riscontri in pista a Sakhir e le parole di Toto Wolff
Nel frattempo, in Bahrain, la pista ha cominciato a offrire i primi, seppur parziali, riscontri cronometrici. La Mercedes W17, affidata al debuttante Kimi Antonelli e al confermato George Russell, ha mostrato due facce. Da un lato, il giovane italiano ha piazzato la sua freccia d’argento in cima alla classifica dei tempi nella seconda giornata di test, facendo segnare un miglior riferimento di 1:33.669. Un lampo che, inevitabilmente, ha riacceso i riflettori sulla bontà del pacchetto tecnico. Dall’altro, la simulazione di gara condotta da Russell ha evidenziato qualche difficoltà di gestione, specialmente sulle gomme Soft, e un degrado forse piú marcato del previsto, restituendo l’immagine di una vettura ancora in fase di apprendistato e non cosí dominante come forse ci si attendeva -2-6.
Toto Wolff, il team principal, ha risposto con la consueta schiettezza alle polemiche che continuano a rincorrersi, invitando i rivali a occuparsi dei fatti propri e a smetterla di concentrarsi sugli altri. Ha ribadito come la comunicazione con la Fia sia sempre stata aperta e positiva, e come la procedura di verifica del rapporto di compressione sia una prassi standard nel mondo dei motori, non certo un’invenzione della sua squadra. Ha sottolineato, con un’espressione colorita, che se qualcuno non è contento dovrebbe risolvere i propri problemi tecnici piuttosto che organizzare riunioni segrete per trovare il modo di contestare ciò che è già stato giudicato regolare. Una posizione netta che, però, difficilmente metterà la parola fine a un caso destinato probabilmente ad accompagnare almeno le prime, delicate, uscite stagionali -3-8.




