La “dottoressa schiacciabrufoli” Sandra Lee: un ictus sul set e il cervello che “non rispondeva”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Aveva appena finito di rassicurare un paziente, con quella calma che l’ha resa celebre oltreoceano e persino in Italia, quando Sandra Lee – la dermatologa nota al pubblico televisivo come “dottoressa schiacciabrufoli” o, nella versione originale, “Dr. Pimple Popper” – si è accorta che qualcosa non andava. Non un semplice affaticamento, ma qualcosa di più profondo e silenzioso: il lato sinistro del, racconta ora la professionista a People, “non rispondeva”. E le parole, quelle che nel suo show usa per mettere a proprio agio chi le si siede davanti con un brufolo fuori controllo o una cisti impossibile, semplicemente non arrivavano. È successo cinque mesi fa, durante le riprese della trasmissione che l’ha resa un’icona pop della medicina estetica e dermatologica, un set che lei stessa descrive come il suo “secondo studio”.

Una parte del cervello “morta” e la riabilitazione silenziosa

L’ictus, lo ha detto senza mezzi termini, le ha ucciso una porzione di tessuto cerebrale. “Una parte del mio cervello è morta”, ha dichiarato Lee, che oggi preferisce raccontare l’accaduto a pochi mesi dall’evento traumatico proprio mentre si avvicina il debutto della nuova stagione del suo programma. La ripresa, quella fisica e quella linguistica, è stata lunga e tutt’altro che scontata. La dermatologa, abituata a gestire con le sue mani strumenti affilati e pazienti in preda all’ansia, si è ritrovata a dover reimparare movimenti semplici e, soprattutto, a ricostruire il filo del discorso. “Ancora oggi mi accorgo di non parlare come prima”, confessa, un’ammissione che pesa doppiamente per una persona il cui mestiere si basa sul spiegare, descrivere, tranquillizzare.

Il sorriso che non nega mai (e la paura che non mostrava)

La grande popolarità di Sandra Lee – e il suo soprannome affettuoso di “schiacciabrufoli” – deriva da un’impasto raro di competenza tecnica e umanità: in tv non nega mai un sorriso, neppure di fronte alle lesioni più estreme che i suoi pazienti le portano in ambulatorio. Ed è proprio quel sorriso, forse, a rendere ancora più stridente il contrasto con la vicenda che ha appena rivelato. L’ictus l’ha colta mentre lavorava, nel bel mezzo di una giornata qualunque sul set, senza preavviso. Nessun campanello d’allarme evidente, almeno all’inizio, se non quella sensazione di “non risposta” da una metà del e il blocco improvviso del linguaggio, due segnali che chiunque dovrebbe imparare a riconoscere. Lei, che di anatomia e di segnali fisiologici se ne intende, li ha colti subito, ma l’incubo era già iniziato.

La nuova stagione tra la cicatrice invisibile e la telecamera

Nonostante la gravità di quanto accaduto, la nuova stagione di “Dr. Pimple Popper” prenderà il via il 20 aprile sul network americano Lifetime; la macchina dello show, insomma, non si è fermata. Sandra Lee, però, ha voluto che questa intervista servisse a raccontare anche l’altra faccia della ribalta: quella di una professionista che si è trovata, da un momento all’altro, a fare i conti con la propria fragilità fisica mentre le luci del set erano ancora accese. Il percorso di riabilitazione, durato mesi, le ha restituito gran parte delle funzioni motorie e della fluenza verbale, anche se – come lei stessa sottolinea – persiste quella sensazione di imperfezione nel parlare, un’ombra che forse non se ne andrà mai del tutto. La cronaca, in questo caso, non parla di vittime o di colpevoli, ma di una sopravvissuta che ha scelto di raccontare la propria “parte di cervello morta” senza retorica, con la stessa schiettezza con cui, davanti a una telecamera, schiaccia un brufolo.

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