La “dottoressa schiacciabrufoli” Sandra Lee ha avuto un ictus sul set: “Una parte del mio cervello è morta”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Sandra Lee, il volto noto al pubblico italiano per il programma “Dr. Pimple Popper” in onda su Real Time, ha rivelato un episodio drammatico della sua vita professionale avvenuto lo scorso novembre, quando è stata colpita da un ictus ischemico durante le riprese della sua trasmissione. La dermatologa, amatissima per il suo approccio gentile e per un sorriso che non nega mai ai pazienti – i quali spesso si presentano con problematiche cutanee complesse e, a volte, davvero impressionanti – ha deciso di raccontare i dettagli di quella giornata in un’intervista rilasciata a “People”, in occasione della partenza della nuova stagione dello show, prevista per il 20 aprile su Lifetime. È stata proprio quella mattina del 20 novembre, mentre si trovava nel suo studio di Upland, in California, che la 55enne ha avvertito i primi segnali di un malore che, inizialmente, ha scambiato per un fenomeno banale.

I sintomi iniziali e la consapevolezza dell’emergenza

“Ho avuto quella che pensavo fosse una vampata di calore – ha raccontato la dottoressa – sudavo tantissimo e non mi sentivo me stessa”. Terminata la giornata di riprese, recatasi a casa dei genitori, il quadro clinico è rapidamente peggiorato, manifestandosi con dolori lancinanti a una gamba e una crescente difficoltà nei movimenti, tanto da non riuscire a scendere le scale senza fatica. È stato il giorno successivo, però, che Lee ha realizzato la gravità della situazione: “Allungavo la mano e questa si afflosciava lentamente. Ho notato che facevo fatica ad articolare le parole e a pronunciarle correttamente. Ho pensato: ‘Sto avendo un ictus?’”. La risonanza magnetica cui si è sottoposta ha purtroppo confermato i peggiori timori, rivelando un danno irreversibile al tessuto cerebrale: “In pratica, una parte del mio cervello è andata in necrosi”, ha dichiarato, descrivendo lo choc di una professionista della salute costretta a fare i conti con la propria fragilità fisica.

Le conseguenze sulla salute e la riabilitazione

Le conseguenze di quell’evento improvviso si sono rivelate profonde e durature, imponendo alla celebre dermatologa un lungo percorso di riabilitazione per cercare di recuperare le funzioni motorie e quelle legate al linguaggio. La dottoressa ha dovuto interrompere le riprese per due mesi, dedicandosi a una terapia basata su farmaci e fisioterapia, necessaria per riacquistare la coordinazione e la forza perse. A distanza di mesi dal ricovero, la guarigione non è stata però totale: “Non mi piace non avere il pieno controllo della mano sinistra, e la presa non è più così forte”, ha confessato, aggiungendo una rivelazione che tocca la sfera più intima della sua identità professionale. “Mi accorgo che non parlo esattamente come prima – ha ammesso – mi vergogno a parlare perché me ne accorgo”. Oltre ai deficit fisici, Lee ha riferito di soffrire di sintomi riconducibili a un disturbo da stress post-traumatico, scatenati dal fatto che l’ictus l’abbia colta proprio mentre era sul set, davanti alle telecamere.

I fattori di rischio e l’analisi a posteriori

Analizzando a posteriori le cause che hanno portato all’ictus ischemico – una condizione che blocca l’afflusso di sangue al cervello – Sandra Lee ha individuato una serie di fattori di rischio che, con il senno di poi, non avrebbe dovuto sottovalutare. La pressione sanguigna e il colesterolo, da tempo non monitorati a causa di un’agenda lavorativa serrata, rappresentavano un campanello d’allarme ignorato, al pari dello stress cronico derivante dalla doppia gestione dei pazienti in clinica e degli impegni televisivi. “È molto stressante aprirsi – ha spiegato – soprattutto perché, come chirurgo, vuoi sempre dimostrare di essere forte e sicura di te”. La dottoressa ha voluto reinterpretare l’accaduto come un monito personale piuttosto che come una semplice fatalità: “Voglio pensare a questo ictus come a una sorta di benedizione sotto mentite spoglie, perché mi ha esortato a prendermi più cura di me stessa”, ha dichiarato, auspicando che la sua testimonianza possa servire ad abbattere lo stigma che ancora circonda queste patologie, soprattutto in alcune culture asiatiche dove ammettere di aver subito un evento del genere viene erroneamente percepito come un segno di debolezza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.