Lecce, finti carabinieri in divisa raggirano un 69enne in videochiamata: truffa da 11mila euro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tecnologia, quando utilizzata con fini illeciti, si trasforma in un'arma potentissima capace di aggirare anche le vittime più attente, e l'ultima truffa messa a segno a Lecce ne è la prova lampante; un uomo di 69 anni, infatti, è stato raggirato per una somma di 11.000 euro attraverso un meccanismo che unisce l'inganno telefonico alla messinscena visiva, spingendo la vittima a consegnare il denaro a falsi carabinieri che si sono presentati in videochiamata indossando divise perfettamente uguali a quelle originali, un dettaglio che ha reso la frode quasi indistinguibile dalla realtà.

La dinamica dell’inganno: dall’Sms alla videochiamata

Tutto ha avuto inizio con un messaggio di testo ricevuto sul cellulare della vittima, un avviso che segnalava un pagamento non autorizzato e invitava a contattare un numero per bloccare l’operazione; un espediente ormai classico, ma che in questo caso ha rappresentato solo il primo tassello di un piano ben più articolato, poiché dopo la chiamata al numero indicato, l’uomo è stato messo in contatto con un individuo che si qualificava come maresciallo dei carabinieri, il quale, con fare serio e preoccupato, gli ha prospettato un pericolo immediato per il suo conto corrente, suggerendo di recarsi

In banca per prelevare una cospicua somma di denaro al fine di metterla al sicuro. La novità, rispetto ad altri episodi simili, risiede nell'uso della videochiamata: il sedicente maresciallo, infatti, ha attivato la videocamera mostrando il proprio volto e, cosa ancora più importante, la divisa indossata, completa di mostrine e gradi, un particolare che ha sciolto ogni residuo dubbio nella mente del 69enne, il quale, rassicurato dall’immagine istituzionale, ha seguito pedissequamente le istruzioni ricevute senza opporre resistenza.

Nel frattempo, a casa dell’uomo, un complice si è presentato fisicamente, con la scusa di dover ritirare il denaro per custodirlo in caserma, e la vittima, ancora sotto l’effetto della messinscena e della pressione psicologica, non ha esitato a consegnare il maltolto, salvo poi rendersi conto dell’accaduto e recarsi presso la stazione dei carabinieri di Lecce per sporgere denuncia.

L’escalation delle truffe in Salento e il modus operandi

L’episodio leccese si inserisce in un contesto più ampio che da mesi tiene in allarme le forze dell’ordine, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il fenomeno delle truffe agli anziani, purtroppo, conosce una recrudescenza preoccupante, e il Salento, con la sua popolazione di pensionati, rappresenta un terreno particolarmente fertile per i malintenzionati; le segnalazioni di telefonate da parte di sedicenti appartenenti alle forze dell’ordine che convocano cittadini in caserma o li avvisano di falsi incidenti stradali coinvolgenti parenti sono all’ordine del giorno, ma quella di Lecce presenta un

Elemento di maggiore sofisticatezza, cioè l’utilizzo del video come strumento di persuasione, che va oltre la semplice voce al telefono e trasforma il raggiro in una sorta di commedia dagli attori vestiti con costumi perfettamente ricostruiti.

I carabinieri della Compagnia di Lecce, che hanno avviato le indagini per risalire ai responsabili, sottolineano come la strategia dei truffatori sia studiata nei minimi dettagli: si parte sempre da un allarme apparentemente reale, come un addebito bancario anomalo, si passa poi a un contatto con un falso superiore, fino ad arrivare alla richiesta di denaro contante, che viene giustificata come misura protettiva contro chissà quale pericolo imminente, e in questo caso specifico la presenza della divisa in videochiamata ha annullato quella sana diffidenza che solitamente porta a chiamare il 112

Per un riscontro. Non è la prima volta, peraltro, che si registrano episodi di questo tipo anche in altre regioni italiane, come a Iseo, in provincia di Brescia, dove pochi giorni fa un tentativo analogo è stato sventato grazie alla prontezza dei carabinieri che hanno bloccato il truffatore davanti all’abitazione della potenziale vittima, un caso che il maggiore Michele Capone, comandante della Compagnia di Chiari, aveva descritto come emblematico di una deriva criminale che sfrutta la vulnerabilità emotiva degli over 65.

Le indagini e i consigli delle forze dell’ordine

Sul fronte investigativo, i militari stanno ora visionando i tabulati telefonici e i dati relativi al numero da cui è partito il messaggio, nonché l’indirizzo IP eventualmente utilizzato per la videochiamata, nella speranza di risalire ai server utilizzati dai truffatori, i quali spesso operano da call center allestiti in paesi dell’Est Europa o del Nord Africa, il che rende complesso il loro rintraccio; tuttavia, le forze dell’ordine non abbassano la guardia e ribadiscono con forza un principio fondamentale: nessun appartenente ai carabinieri o ad altra autorità giudiziaria richiederà mai un

Pagamento, un prelievo di contante o la consegna di oggetti di valore tramite telefonata o messaggio, e l’invito a recarsi in caserma per chiarimenti è sempre accompagnato da una notifica scritta ufficiale che non lascia spazio a equivoci.

In attesa che le indagini facciano chiarezza, gli investigatori raccomandano ai cittadini, e in particolare agli anziani, di diffidare da qualunque comunicazione che generi allarme o urgenza, invitando a interrompere immediatamente la conversazione e a comporre il numero di emergenza 112 per verificare la veridicità della richiesta; una prassi che avrebbe evitato al 69enne leccese di perdere 11.000 euro, ma che, come spesso accade, viene sottovalutata nel momento di massima tensione, quando la paura di subire un danno economico o di vedere coinvolto un familiare annebbia la lucidità.

La tecnologia, insomma, se da un lato semplifica la vita, dall’altro offre ai malviventi strumenti sempre più sofisticati per aggirare le difese psicologiche delle persone, ed è per questo che l’arma più efficace rimane l’informazione, la capacità cioè di riconoscere il tentativo di frode ancor prima che questo possa svilupparsi, un obiettivo che le campagne informative delle forze dell’ordine e dei comuni locali cercano di perseguire da tempo, sebbene con risultati alterni come dimostra l’ultimo spiacevole episodio salentino.

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