Trump ordina nuovi test atomici, Mosca: "Non li abbiamo mai fermati"
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Redazione Esteri
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Il pericolo di una possibile escalation nucleare, che ormai accompagna con inquietudine le varie fasi del conflitto in Ucraina, si è materializzato in un'annuncio a sorpresa. Mentre era in volo sull'elicottero presidenziale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti ordinato al Pentagono di riprendere immediatamente i test di armi nucleari, sostenendo la necessità di agire su un piano di parità con le altre potenze atomiche. Un'incursione verbale, la sua, che ha immediatamente riaperto un dibattito globale carico di tensioni e che ha spinto Mosca a replicare senza mezzi termini, gettando nuova benzina su un fuoco che non sembra volersi spegnere.
La giustificazione dalla Air Force One e la replica russa
“Abbiamo interrotto i test molti anni fa. Ma visto che altri li stanno facendo, penso sia opportuno farli anche noi”: con questa dichiarazione, rilasciata di ritorno da un viaggio in Asia, Trump ha voluto giustificare una decisione che suona come un brusco risveglio da un lungo sonno. Se da un lato, infatti, è veritiero che l'ultimo test nucleare americano risalga al 1992, sotto la presidenza di George H. W. Bush, dall'altro l'affermazione cela le complesse dinamiche della deterrenza moderna. A replicare, con una freddezza che non ammette repliche, è stato il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, l'ex ministro della Difesa Serghei Shoigu, il quale ha puntualizzato che "i test nucleari non si sono mai fermati in nessun Paese", spiegando come questi siano da anni condotti "su modelli matematici con sistemi computerizzati", una pratica che rende le esplosioni fisiche, per molti versi, superflue.
La dottrina della deterrenza e l'ombra del dottor Stranamore
Il riferimento alla pura simulazione, che Shoigu ha evidenziato con una certa sufficienza, stride palesemente con la richiesta di test reali avanzata dal tycoon. In questo scambio di accuse e dichiarazioni, riecheggia potente la logica cinica della deterrenza, quella stessa che il film di Kubrick "Il dottor Stranamore" rappresentava in maniera così grottesca e paradossale. La domanda retorica dello scienziato nazista nel film – "Perché, insomma, lo scopo dell’ordigno ‘Fine di mondo’ è perduto se si tiene segreto" – sembra trovare una sua sinistra attualità in queste mosse, dove mostrare i muscoli diventa una parte essenziale della strategia, un modo per creare "nell'animo dell’eventuale nemico il terrore di attaccare".
Le incognite tecniche e lo scenario internazionale
Rimangono, tuttavia, molti punti oscuri sull'effettiva portata dell'ordine di Trump. Non è affatto chiaro, infatti, se l'intenzione sia quella di procedere con potenziali detonazioni sotterranee, che violerebbero lo spirito di trattati internazionali pur non essendo tecnicamente bandite, o se ci si riferisca piuttosto a un'accelerazione dei lanci di prova dei vettori che compongono la triade nucleare statunitense. Quest'ultima opzione, sebbene meno destabilizzante di un'esplosione vera e propria, contribuirebbe ugualmente ad alimentare una spirale di sospetti e contromisure, in un momento in cui la diplomazia sembra aver lasciato il posto a un linguaggio molto più diretto e pericoloso.




