I leoni marini fuggono in mare per il terremoto in Kamchatka, tsunami avvertito fino al Giappone
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Redazione Esteri
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Alle undici del mattino ora locale, mentre il sole illuminava la remota isola Antsíferova, nella penisola russa della Kamchatka, centinaia di leoni marini hanno abbandonato di colpo le rocce per tuffarsi in acqua. Il motivo era chiaro: il fondale dell’Oceano Pacifico, a 136 chilometri a est di Petropavlovsk, aveva appena tremato con una violenza inaudita, raggiungendo una magnitudo di 8.8. Le immagini, riprese da una barca turistica, mostrano gli animali in fuga dai massi che rotolavano lungo la scogliera, cercando rifugio tra le onde.
Quella che poteva sembrare una semplice reazione istintiva ha invece rivelato l’entità di un sisma che, sebbene non abbia causato vittime nella regione – scarsamente popolata nonostante l’estensione pari a una volta e mezza l’Italia –, ha scatenato un’onda d’urto percepita a migliaia di chilometri di distanza. L’allerta tsunami, diramata nelle prime ore dopo la scossa, ha coinvolto un’area vastissima, dal Giappone alle coste cilene, sebbene l’allarme sia stato poi ridimensionato. Le onde anomale, seppur contenute, hanno comunque raggiunto diverse località, dimostrando quanto un evento del genere possa influenzare interi bacini oceanici.
Persino in Toscana, a oltre novemila chilometri dall’epicentro, i sismografi più sensibili hanno registrato il tremore. Sandro Arrighi, che da quarant’anni gestisce un osservatorio amatoriale vicino a Empoli, ha confermato che gli strumenti, anche quelli più datati, hanno captato distintamente le oscillazioni. Un dato che, al di là della curiosità scientifica, sottolinea la potenza di un terremoto capace di propagarsi attraverso continenti e oceani.




