Trump all’Iran: “Dieci giorni per l’accordo o saranno guai”. Teheran scrive all’Onu: “Pronti a rispondere”
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scolpito nella pietra una nuova deadline per la crisi nucleare con l’Iran: un lasso di tempo che va dai dieci ai quindici giorni, trascorsi i quali, in assenza di un'intesa, ha minacciato conseguenze nefaste per Teheran, parlando di “cose brutte” che potrebbero accadere. La dichiarazione, rilasciata ai giornalisti a bordo dell'Air Force One e ribadita durante la prima riunione del cosiddetto “Board of Peace” a Washington, arriva in un contesto di tensione crescente, con un imponente spiegamento di forze militari statunitensi in Medio Oriente che non si vedeva dai tempi dell'invasione dell'Irak del 2003 -3-8. Le parole di Trump, che ha letto un discorso preparato anziché improvvisare come suo solito, hanno di fatto aperto una finestra diplomatica molto stretta, al termine della quale l'ipotesi di un'azione militare, ventilata in diverse forme dalla stampa americana, potrebbe tramutarsi in realtà.
La macchina da guerra americana e l'ultimatum
Il dispiegamento di mezzi, che dovrebbe completarsi entro metà marzo, è di una portata tale da offrire al comandante in capo opzioni che vanno ben oltre i raid mirati condotti la scorsa estate. Due gruppi di portaerei, la USS Abraham Lincoln già operativa nel Mar Arabico e la USS Gerald R. Ford in avvicinamento attraverso il Mediterraneo, saranno supportati da decine di caccia, bombardieri, aerei da rifornimento e unità della Marina, inclusi caccia F-35 e F-22 -3-4-10. Questa concentrazione di potenza, come osservano gli analisti militari, suggerisce la preparazione per una campagna sostenuta, che potrebbe durare diversi giorni, piuttosto che un semplice blitz -3-8. L'ultimatum, scandito dallo stesso Trump, implica che i colloqui indiretti tenutisi in Svizzera, mediati dall'Oman e condotti dall'inviato Steve Witkoff insieme a Jared Kushner, non hanno prodotto i frutti sperati o comunque non con la rapidità richiesta dalla Casa Bianca; Teheran, dal canto suo, aveva promesso una risposta alle richieste americane entro due settimane, un termine che coincide in maniera significativa con la scadenza dettata dal presidente -5-8.
La replica di Teheran: una lettera alle Nazioni Unite
Di fronte a quella che hanno definito una “retorica di guerra”, le autorità iraniane hanno scelto la via della controffensiva diplomatica, seppur armata di moniti espliciti. L'ambasciatore Amir Saeid Iravani, in una lettera indirizzata al segretario generale dell'Onu António Guterres, ha messo in guardia il consesso internazionale dal “rischio reale di aggressione militare” insito nelle minacce di Trump, sottolineando come i preparativi bellici e le parole del presidente americano non possano essere liquidati come semplici provocazioni -2-7. Nella missiva, che ha chiesto di distribuire come documento del Consiglio di Sicurezza, Teheran ha ribadito di non voler cercare né provocare un conflitto, ma ha anche avvertito che, in caso di attacco, la risposta sarà “decisiva, proporzionata e nel quadro del diritto all'autodifesa”. Un passaggio cruciale della lettera precisa che tutte le basi, le strutture e i beni delle “forze ostili” nella regione, inclusi quelli statunitensi, diventerebbero obiettivi legittimi, gettando l'ipoteca di una guerra estesa a tutto il Medio Oriente -2-7.
L'ombra di un attacco limitato e la posizione israeliana
Mentre l'amministrazione Trump valuta il da farsi, trapela da fonti giornalistiche l'ipotesi di uno scenario intermedio, quello di un “mini attacco” mirato che avrebbe lo scopo di aumentare la pressione su Teheran senza chiudere del tutto la porta alla diplomazia -10. L'idea, riportata dal Wall Street Journal e ripresa da altre testate, sarebbe quella di un'azione calibrata per colpire interessi sensibili della Repubblica Islamica, spingendola al tavolo negoziale ma innescando al contempo una reazione che, si spera, potrebbe essere contenuta. In questo quadro si inserisce la riunione di mercoledì 19 dei massimi consiglieri per la sicurezza nazionale di Trump nella Situation Room, un incontro dedicato alla situazione iraniana e alle possibili opzioni militari -1-3. Parallelamente, Israele, tramite il primo ministro Benjamin Netanyahu, ha fatto sapere di essere “preparato a qualsiasi scenario”, comunicando direttamente con il presidente americano e ribadendo il principio che, in caso di attacco iraniano, la risposta sarebbe di una violenza inimmaginabile -1. Le autorità israeliane, secondo quanto riportato, hanno già elevato il livello di allerta delle proprie forze, pronte a intervenire se Teheran dovesse reagire a un'eventuale azione statunitense -10. L'Europa, dal canto suo, con la recente decisione dell'UE di inserire il delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella lista delle organizzazioni terroristiche, ha aggiunto un ulteriore tassello di isolamento per Teheran, mentre il Regno Unito ha già fatto sapere di non aver concesso l'uso delle proprie basi, come quelle di Diego Garcia e Fairford, per un eventuale attacco americano -1.




