Decadenza Testolin, l’Union Valdôtaine convoca il Comité fédéral e Avs parla di legalità senza esultanza
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Redazione Interno
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Il verdetto del Tribunale di Aosta – che ha dichiarato decaduto Renzo Testolin dalla carica di presidente della Regione – ha innescato una reazione immediata, seppur misurata nei toni, da parte del principale movimento autonomista. L’Union Valdôtaine, prendendo «atto della decisione» con una nota ufficiale, ha annunciato la convocazione del Comité fédéral, l’organo chiamato a riunirsi per un’«analisi approfondita» delle conseguenze giuridiche e politiche della sentenza. «Alla luce di questa situazione», si legge nella stessa nota, il presidente del Mouvement ha attivato la procedura che dovrebbe portare a «prendere le decisioni necessarie nell’interesse del movimento e della Valle d’Aosta», senza che per ora trapeli alcuna indicazione operativa né tantomeno una linea definitiva sul da farsi.
La reazione di Avs: una vittoria di principio, non una festa
Di segno diverso, ma altrettanto misurata, la posizione di Chiara Minelli, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nel Consiglio regionale. Classe 1964, insegnante di scuola media, Minelli ha commentato la sentenza che ha accolto il ricorso del suo schieramento ricordando come la decadenza di Testolin fosse «una questione di legalità» prima ancora che uno smacco politico. «C’è soddisfazione – ha dichiarato – perché è stato sancito esattamente quanto abbiamo sempre sostenuto e quanto è scritto nella legge 21 del 2007». Quella legge, che fissa il limite dei mandati in giunta, ha rappresentato per l’esponente di Avs il fondamento normativo di una battaglia condotta senza enfasi: «Non c’è nessuna esultanza», ha tenuto a precisare Minelli, quasi a voler separare il piano del diritto da quello, più volatile, delle convenienze politiche immediate.
Il nodo dei mandati e le mosse dell’Union Valdôtaine
Nel frattempo, l’Union Valdôtaine – dopo una riunione di emergenza del Comité fédéral, definita di «carattere informativo» – ha scelto di non prendere ancora alcuna decisione irrevocabile sul futuro di Testolin. Il movimento autonomista, pur riconoscendo la portata del pronunciamento giudiziario, ha sottolineato che «l’attuale momento politico richieda responsabilità, lucidità e senso delle istituzioni». La stessa nota aggiunge che non si potrà «ammettere alcun vuoto amministrativo né alcuna incertezza che possa ostacolare l’azione pubblica»; una frase che tradisce la preoccupazione concreta di chi deve gestire l’ordinaria amministrazione mentre il quadro giuridico – e dunque la composizione stessa della giunta – viene rimesso in discussione. L’obiettivo dichiarato, al momento, è «prevenire, per quanto possibile, ogni ripercussione sulla macchina amministrativa regionale».
Le conseguenze immediate: verso un nuovo esecutivo regionale
L’applicazione dell’articolo 3 della legge 21 del 2007 non lascia però molto spazio a interpretazioni alternative. Con la decadenza del presidente, e con essa quella del vicepresidente Luigi Bertschy, il tribunale ha di fatto aperto la strada a un nuovo governo regionale, fatta salva l’ordinaria amministrazione. I due scranni – quello di Testolin e quello del suo vice – dovrebbero essere liberati per fare posto a un altro capo dell’esecutivo e a un nuovo assessore. La partita, tuttavia, non è chiusa: per l’attuale presidente decaduto si profila infatti la possibilità di un ricorso in appello, un passaggio che potrebbe allungare i tempi e complicare ulteriormente una transizione già segnata da tensioni latenti tra autonomisti e opposizione.




