Ternana, il paradosso giudiziario che tiene in vita la speranza (e il campionato)
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Redazione Sport
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La sorte della Ternana Calcio, appesa a un filo sottilissimo che si dipana tra le aule del tribunale e i campi di Serie C, sembra aver trovato un inaspettato – quanto effimero – salvagente proprio laddove, paradossalmente, si consumava la sua condanna più certa. Quando la famiglia Rizzo, martedì scorso, ha formalizzato la messa in liquidazione volontaria del club durante l’assemblea dei soci, per molti si trattava dell’epilogo definitivo: un atto che, ai sensi dell’articolo 16 delle Norme Organizzative Interne della Figc, avrebbe dovuto innescare la revoca immediata dell’affiliazione, la cancellazione dei risultati e la conseguente ripartenza dai dilettanti. Invece, complice un incastro temporale degno di un giallo giudiziario, l’azzeramento è stato per ora scongiurato. La chiave di volta è arrivata da un creditore – un procuratore che vanta un credito nei confronti della società – il quale ha depositato un’istanza di fallimento (oggi chiamata liquidazione giudiziale) poco prima che l’atto notarile della liquidazione volontaria venisse trascritto. Questo semplice dettaglio cronologico ha di fatto “congelato” la volontà dei Rizzo, trasferendo la patata bollente nelle mani del tribunale e restituendo al club una boccata d’ossigeno, seppur nella tempesta.
L’intervento del tribunale e l’effetto “parafulmine”
Il tribunale di Terni, preso atto dell’istanza del creditore, ha fissato d’urgenza per venerdì 17 aprile l’udienza per l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale. La giudice delegata, Claudia Tordo Caprioli, ha motivato questa accelerazione – che di fatto ha scavalcato la decisione dell’assemblea – con la necessità di evitare un “grave ed irreparabile pregiudizio sul valore dell’attivo patrimoniale” che sarebbe derivato dalla revoca dell’affiliazione. È un passaggio tecnico fondamentale, perché trasforma una fine certa in una sospensione carica di attesa. La liquidazione giudiziale, a differenza di quella volontaria, non preclude l’esercizio provvisorio: significa che la squadra potrebbe essere autorizzata a scendere in campo contro Bra e Pianese per chiudere la regular season, mentre il curatore nominato dal tribunale cerca di tenere in vita il ramo d’azienda sportivo. Si tratta, a tutti gli effetti, di un paradosso: la richiesta di fallimento portata avanti da un creditore si è rivelata l’unico strumento valido per scongiurare l’estromissione immediata, bloccando quella “cancellazione della storia” che il sindaco Bandecchi aveva tuonato essere l’obiettivo della proprietà uscente.
I debiti, lo stallo politico e la posizione dei Rizzo
In questo bailamme finanziario, la mole dei debiti – stimata intorno ai 22 milioni di euro – rappresenta il macigno contro cui ogni possibile cessione è destinata a infrangersi. La manifestazione d’interesse dell’imprenditore Carlo Pantalloni, apparsa come una flebile luce lunedì, è durata lo spazio di un mattino per poi essere revocata nel pomeriggio, con lo stesso Pantalloni che ha parlato di cifre non corrispondenti alle attese. I Rizzo, dal canto loro, hanno rotto il silenzio per difendersi dagli attacchi del primo cittadino, sostenendo di non voler immettere altre risorse e scaricando sul sindaco (e sulla sua mancata realizzazione di una clinica) la responsabilità del fallimento del progetto. La polemica politica intanto divampa a Palazzo Spada, dove il Consiglio comunale è andato in tilt per mancanza di numero legale, con le opposizioni di sinistra che chiedono a gran voce le dimissioni di Bandecchi accusandolo di aver perso la maggioranza proprio mentre la città rischia di perdere la sua squadra. In mezzo a questo polverone, i calciatori – alcuni dei quali, si vocifera, non vedono lo stipendio da mesi – si sono ritrovati prima a saltare l’allenamento e poi a riprenderlo, in attesa di sapere se sabato ci sarà davvero una partita da giocare.
Le conseguenze sul campo e l’incognita classifica
Per il campionato di Serie C, e in particolare per il girone B, gli scenari sono ancora tutti aperti e ognuno porta con sé strascichi di polemiche. Se la liquidazione giudiziale confermasse l’esercizio provvisorio, la Ternana potrebbe terminare le sue due gare residue, conservando i 50 punti conquistati sul campo e mantenendo intatte le proprie ambizioni playoff. In caso contrario, se il tribunale dovesse dichiarare il fallimento senza continuità, scatterebbe il triste precedente del Rimini (e della Lucchese lo scorso anno): tutte le partite dei rossoverdi verrebbero annullate, la classifica verrebbe rivoluzionata a due giornate dalla fine, regalando salvezze anticipate (come nel caso del Forlì) e modificando l’accesso alla post-season. È un’eventualità che la Lega Pro, presieduta da Matteo Marani, spera di evitare a tutti i costi, non solo per l’equità sportiva ma anche per evitare un nuovo caso mediatico dopo la débâcle del Rimini. L’unica certezza, in questo frangente, è l’agonia: la città di Terni trattiene il fiato in attesa di sapere se venerdì i giudici scriveranno la parola “fine” o se concederanno una proroga, un ultimo respiro prima del baratro.




