Il caso delle mascherine e la commissione Covid: Conte nel mirino di FdI, opposizioni compatte
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Redazione Interno
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La tensione nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid raggiunge ormai livelli esasperati, trasformando le audizioni in un vero e proprio campo di battaglia politico dove le ragioni della verità storica si mescolano, inevitabilmente, con gli attacchi frontali tra maggioranza e opposizione.
Al centro della bufera c'è ancora una volta Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle e presidente del Consiglio al tempo della pandemia, la cui recente audizione ha scatenato un vespaio di reazioni che vanno dalla difesa compatta dello schieramento avversario alle bordate, senza mezzi termini, di Fratelli d'Italia, in particolare per quanto riguarda l'annoso e spinoso dossier delle mascherine e della fornitura gestita dalla società JC Electronics.
La difesa di Conte e la lettera delle opposizioni
Non appena Conte ha concluso il suo intervento davanti alla Commissione, le forze di opposizione sono insorte, accusando la maggioranza di aver trasformato l'organo parlamentare in uno strumento di persecuzione politica. Secondo quanto si apprende, i capigruppo di opposizione in commissione avrebbero addirittura scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato, denunciando una situazione ormai "non più tollerabile", dove il lavoro d'inchiesta viene sistematicamente svuotato da logiche di parte e la discussione viene di fatto annullata.
Unica voce fuori dal coro, come spesso accade, quella di Carlo Calenda che ha definito la Commissione "un indegno tentativo di vendetta", pur non risparmiando critiche al leader M5S, reo a suo dire di essere "un povero populista senza coraggio". La scelta di Conte di depositare un esposto in Procura, presentando documenti che proverebbero le irregolarità sulle mascherine, è stata interpretata dai suoi sostenitori come un atto dovuto per ristabilire la verità.
L'accusa di Fratelli d'Italia: "Tribuna politica e scarso senso dello Stato"
Dall'altra parte della barricata, il fronte guidato da Fratelli d'Italia non ha alcuna intenzione di arretrare. Il senatore Guido Liris, membro della stessa commissione, ha attaccato duramente Conte, sostenendo che l'ex presidente del Consiglio abbia utilizzato la sede istituzionale non per chiarire le proprie responsabilità, ma come una semplice "tribuna" per lanciare frecciate al governo Meloni.
L'accusa, per Liris, è gravissima: un simile comportamento rivelerebbe scarso senso dello Stato e una totale mancanza di rispetto verso le vittime di quei mesi terribili, trasformando un momento di ricostruzione storica in un regolamento di conti politico. Dello stesso avviso il presidente della Commissione, Marco Lisei, che ha prontamente smentito la versione di Conte riguardo alla sua mancata convocazione, suggerendo anzi che la sua presenza in commissione sarebbe stata voluta proprio per evitare che potesse rendere conto del suo operato.
Le carte sulle mascherine JC Electronics e il ruolo di Luca Di Donna
Il cuore della contesa, però, resta l'aspetto giudiziario e finanziario legato alle forniture di mascherine. Al centro dell'esposto presentato da Conte alla Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo sugli accertamenti del caso, c'è la JC Electronics, società dell'imprenditore Dario Bianchi. L'ex premier ha portato dieci pagine di documenti che dimostrerebbero come i dispositivi importati dalla Cina non solo non corrispondessero a quelli depositati nel magazzino di Pomezia – con differenze evidenti persino nel packaging – ma che addirittura non fossero conformi alle norme vigenti.
A complicare ulteriormente il quadro, si inserisce la figura di Luca Di Donna, un uomo legato allo studio legale di Conte, che sarebbe stato segnalato come mediatore con la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri per l'acquisto delle mascherine, in cambio di una percentuale. Il M5S ha respinto al mittente qualsiasi accusa, mettendo in dubbio l'imparzialità di una Commissione che, secondo il deputato Alfonso Colucci, avrebbe persino messo un "bavaglio" ai commissari di opposizione per sostenere tesi precostituite e già smentite dai fatti.
La transazione da cento milioni e il nodo politico
Sullo sfondo di questo scontro politico-giudiziario resta il pesante contenzioso che il governo Meloni ha recentemente chiuso con la JC Electronics, siglando una transazione da oltre cento milioni di euro per risolvere la disputa sulle forniture. Una cifra che le opposizioni considerano inaccettabile, se rapportata alla presunta non conformità dei dispositivi, e che Fratelli d'Italia considera invece un atto dovuto per chiudere una pratica ereditata dal passato.
Il clima in aula è pertanto incandescente, come dimostra la bagarre alla Camera che ha visto contrapposti FdI, M5S e Pd, con i primi a chiedere conto di quelle scelte e gli altri a rivendicare la necessità di fare chiarezza su un sistema di appalti che, a loro dire, sarebbe stato gestito con opacità durante i mesi più critici della pandemia.
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