Festa di Roma, il concorso Progressive Cinema tra la promessa di Smutniak e lo sguardo sul Kosovo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un po' schiacciato dai titoli di maggior richiamo distribuiti nelle altre sezioni, il concorso Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma merita più di uno sguardo affrettato. La ventunesima edizione della manifestazione, in corso all'Auditorium Parco della Musica fino al 25 ottobre, affida a questa sezione competitiva diciotto titoli internazionali, tra cui spiccano alcune opere italiane di forte impatto testimoniale.

La promessa di Mustang

A catalizzare l'attenzione è soprattutto Mustang di Kasia Smutniak, documentario prodotto da Fandango che intreccia il valore diaristico con quello dell'impegno civile. L'attrice e regista ripercorre oltre vent'anni di legame con l'omonima regione himalayana al confine tra Nepal e Tibet, dove nel 2003 si recò insieme al compagno Pietro Taricone, scomparso nel 2010. Da quel viaggio nacque la promessa di tornare per sostenere la popolazione locale, un proposito che Smutniak ha mantenuto avviando la costruzione di una scuola nel villaggio di Ghami.

La svolta narrativa del film è affidata alla figlia Sophie, che ha riscoperto i vecchi filmati girati dal padre e ha chiesto alla madre dove fosse finita la sua telecamera, diventando poi voce narrante dell'opera.

Le altre voci italiane e lo sguardo sul mondo

Il concorso non si esaurisce nell'opera della regista di origine polacca. Tra gli altri titoli italiani in gara figurano Brianza di Simone Catania, ambientato nel 2009 durante la crisi economica e ispirato a un fatto di cronaca, e Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, tratto dall'omonima graphic novel di Zuzu. Completano il quadro italiano Congo Boy di Rafiki Fariala, coproduzione con la Repubblica Centrafricana che segue il sogno rap di un diciassettenne fuggito dalla guerra civile, e Sants di Mikel Gurrea, coproduzione minoritaria ambientata a Barcellona.

Dua e la guerra vista da vicino

Un altro titolo che ha attirato l'attenzione della critica è Dua di Blerta Basholli, ambientato in Kosovo alla fine degli anni Novanta. La pellicola segue una tredicenne che, mentre la guerra incombe e le tensioni etniche si intensificano, cerca il proprio posto nel mondo e nel proprio corpo in trasformazione, finendo per diventare un bersaglio dopo un incidente che sconvolge la sua vita.

Il film è stato scelto dal Kosovo per rappresentare il Paese agli Oscar 2027 nella categoria Miglior film internazionale, un riconoscimento che ne certifica la rilevanza oltre il circuito festivaliero.

L'amore e il turismo secondo Kervern

Chiude la rosa dei titoli più discussi Voilà, c'est fini di Gustave Kervern, primo film che il regista firma da solo. Ambientato nelle isole Mauritius, racconta l'incontro tra una giovane turista francese affetta da anoressia e un addetto alle pulizie di un resort di lusso che sogna di fuggire a Marsiglia.

Dietro la storia d'amore, l'opera propone una riflessione sulle conseguenze del turismo di massa postcoloniale, smantellando il consueto registro comico del duo Kervern-Delépine in favore di un realismo sociale filtrato da una regia formalmente sofisticata.

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