Kasia Smutniak e Sophie Taricone, il red carpet di Mustang chiude un cerchio lungo ventitré anni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sul tappeto rosso dell'Auditorium Parco della Musica, durante la settima giornata della ventunesima Festa del Cinema di Roma, Kasia Smutniak si presenta con la figlia Sophie Taricone al fianco. La occasione è la prima mondiale di Mustang, documentario in concorso nella sezione Progressive Cinema, che l'attrice e regista ha costruito a partire da un viaggio compiuto nel 2003 nella remota regione nepalese al confine con il Tibet insieme a Pietro Taricone, allora suo compagno e padre di Sophie, scomparso nel 2010.

Una promessa nata in Himalaya

Quel primo viaggio, racconta la regista, non fu una sua idea: «Un giorno è tornato a casa dicendomi che avrebbe voluto tanto andarci e mi ha convinto». In Mustang, territorio sospeso nel tempo dove all'epoca non esisteva nemmeno una strada, i due si scambiarono la promessa di tornare e fare qualcosa per proteggere la cultura locale. La morte improvvisa di Taricone, avvenuta a 35 anni in un incidente di paracadutismo, ha interrotto quel progetto condiviso, ma non lo ha cancellato.

Smutniak è tornata più volte nella regione, portando con sé la figlia quando era ancora bambina, e nel 2016 è stata inaugurata una scuola nel villaggio di Ghami, realizzata insieme a Kunzom Thakuri, donna del luogo diventata nel tempo un punto di riferimento del progetto.

La voce narrante è quella di Sophie

La lavorazione del documentario è iniziata nel 2018, quando Smutniak ha cominciato a catalogare il materiale video girato vent'anni prima, ma per lungo tempo la regista non ha trovato la chiave giusta per raccontare una storia così personale. La svolta è arrivata da Sophie, oggi ventiduenne, che prima di partire da sola per il Mustang a diciannove anni ha posto alla madre una domanda decisiva: «Dov'è la telecamera di papà?».

Da quel momento Sophie è diventata la voce narrante del film, aggiungendo al racconto della madre un secondo livello di memoria, mediata dalle immagini di un viaggio avvenuto prima della sua nascita.

Un on the road attraverso la vita

«È una storia raccontata nell'arco di 23 anni, in strati che sono anche emotivi, perché sono partita in un certo modo e sono arrivata in un altro», ha spiegato Smutniak presentando il film. «Un on the road vero e proprio, perché oltre al viaggio fisico, c'è quello della vita, che è un viaggio in sé».

Mustang non si limita a ripercorrere la perdita, ma intreccia i viaggi successivi della regista, le immagini girate da Taricone e la realizzazione concreta della promessa, trasformando un archivio privato in una testimonianza che riguarda una collettività e il suo modo di intendere la felicità come pratica quotidiana e non come concetto astratto.

La scuola e il momento delicato

La scuola di Ghami, che accoglie circa ottanta bambini, attraversa oggi una fase complessa: i cambiamenti climatici e lo spopolamento della regione, con famiglie che emigrano sempre più spesso, stanno mettendo a rischio la continuità delle attività. È anche per questa urgenza che Smutniak ha scelto di completare il film adesso, mentre Kunzom Thakuri, presente anch'ella sul red carpet romano, ha raccontato il proprio legame con l'attrice paragonandolo a quello di due madri impegnate per il futuro degli allievi.

Il documentario, prodotto da Fandango in associazione con Luce Cinecittà, arriverà nelle sale italiane dal 23 novembre.

Gli abiti e i gioielli della serata

Per la première, madre e figlia hanno scelto entrambe Giorgio Armani: Smutniak ha indossato una gonna in velluto con leggero strascico e una t-shirt in satin, accompagnate dagli orecchini Eco disegnati per lei da Milena Garatti con linee ispirate ai profili delle montagne del Mustang, mentre Sophie ha optato per un completo cropped con finiture in raso e una serie di collanine sovrapposte. Accanto a loro, sul tappeto rosso, era presente anche Domenico Procacci, produttore del film e marito della regista.

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