Kasia Smutniak, il viaggio in Mustang con Pietro Taricone diventa un film: la voce narrante è la figlia Sophie

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un viaggio che Kasia Smutniak ha iniziato nel 2003 e che, a distanza di oltre vent’anni, è diventato un film. Si intitola Mustang ed è il nuovo documentario scritto e diretto dall’attrice e regista, in concorso nella sezione Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 13 al 25 ottobre. Con lei, in quel viaggio alle origini del progetto, c’era Pietro Taricone, il compagno di allora, scomparso prematuramente nel 2010. A raccontare quella storia, oggi, è la voce della figlia Sophie, che di quelle immagini ha riscoperto il valore.

La promessa nata in Nepal

Nel 2003 Smutniak e Taricone si conoscevano da poco quando decisero di partire con uno zaino e una piccola telecamera alla volta del Mustang, remota regione del Nepal tra l’Himalaya e il Tibet. Un territorio che all’epoca era quasi completamente isolato, privo persino di una strada vera e propria. Proprio lì, immersi in un paesaggio sospeso nel tempo, i due si scambiarono una promessa: tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Un impegno che il corso degli eventi avrebbe impedito loro di mantenere insieme.

Dopo la morte di Taricone, avvenuta il 29 giugno 2010 a Terni in seguito a un incidente durante un lancio con il paracadute, Smutniak ha continuato a coltivare quel legame con la regione himalayana. Ci è tornata più volte, portando con sé la figlia Sophie quand’era ancora bambina. Ed è proprio da quei ritorni, e dalle immagini del primo viaggio, che ha preso forma il documentario.

Sophie Taricone, la voce che attraversa il tempo

Sophie Taricone aveva sei anni quando suo padre è scomparso. Cresciuta lontano dai riflettori, ha coltivato una passione per l’arte, in particolare per la pittura e la fotografia, mantenendo un profilo riservato. Nel documentario è lei a guidare il racconto: ha ritrovato il materiale girato dai genitori e lo ha trasformato in un percorso che intreccia passato e presente. La sua voce accompagna lo spettatore attraverso oltre vent’anni di vita, amore, perdita e memoria.

«Pensare che anni di lavoro, di viaggi e soprattutto di vita siano diventati un film, è un’emozione difficile da raccontare», ha scritto Smutniak sui social, condividendo i primi frammenti del progetto. Nei video diffusi uno al giorno, sette in tutto, si rivedono lei e Taricone immersi nella natura, sorridenti e pieni di energia. C’è anche la voce di lui, che arriva dal passato con naturalezza: «Ci aspettano 25 chilometri di camminata e non c’è niente».

La scuola costruita grazie a Kunzom

Il percorso raccontato in Mustang non è solo memoria. È anche la realizzazione concreta di quella promessa fatta tanti anni prima. Durante i suoi viaggi nella regione, Smutniak ha incontrato Kunzom Thakuri, una donna del posto che è diventata una figura centrale nel progetto. Insieme a lei, la promessa ha preso forma attraverso la costruzione di una scuola, pensata per consentire ai bambini della zona di proseguire gli studi senza dover abbandonare le proprie famiglie.

Un modo per proteggere la cultura e la lingua locali, seguendo quello che nella regione chiamano Samsara, il flusso incessante della trasformazione.

Il documentario, della durata di 105 minuti, è prodotto da Fandango in associazione con Luce Cinecittà e Pietro Taricone Onlus, con il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana. I produttori sono Domenico Procacci e la stessa Smutniak. Per l’attrice e regista si tratta del ritorno dietro la macchina da presa dopo Mur, premiato nel 2024 con il Nastro d’Argento Documentari per il Cinema del Reale. La fotografia è firmata da Paolo Pisacane, il montaggio da Ilaria Fraioli, le musiche da Lorenzo Tomio.

Il montaggio del suono è curato da Gianfranco Marongiu, mentre Eleonora Savi è la produttrice esecutiva.

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