Mustang, il documentario di Kasia Smutniak: la promessa nata in Nepal con Pietro Taricone diventa un film
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ci sono promesse che attraversano il tempo senza perdere di senso, trasformandosi in qualcosa di diverso da ciò che erano all'inizio. È il caso di Mustang, il nuovo documentario di Kasia Smutniak, che arriva nelle sale a novembre con Fandango Distribuzione dopo il passaggio in concorso nella sezione Progressive Cinema della 21ª Festa del Cinema di Roma. Il film affonda le radici in un viaggio compiuto nel 2003, quando l'attrice e regista aveva poco più di vent'anni e si trovava in Nepal insieme a Pietro Taricone, padre di sua figlia Sophie, scomparso nel 2010.
Un viaggio alle origini del progetto
All'epoca Smutniak e Taricone si conoscevano da pochi mesi. Fu proprio lui a convincerla a partire per il Mustang, regione montuosa del Nepal settentrionale al confine con il Tibet, portando con sé soltanto zaino, una piccola telecamera e la curiosità per un luogo di cui aveva sentito parlare come di un regno sospeso nel tempo. Quel territorio, privo persino di strade carrabili, li colpì al punto da spingerli a scambiarsi una promessa: tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura himalayana.
Il corso degli eventi cambiò però il destino di quella promessa. Pietro Taricone morì nel 2010 in un incidente di paracadutismo, e i due non ebbero più l'occasione di tornare insieme in Mustang. Smutniak, negli anni successivi, ha continuato a mantenere un legame con quella terra, compiendo diversi viaggi insieme alla figlia Sophie, che ancora bambina affrontò il suo primo viaggio nella regione dopo la perdita del padre.
La scuola di Ghami e l'incontro con Kunzom
Dalla promessa iniziale è nato un progetto concreto. Nel 2011 Smutniak e alcuni amici di Taricone hanno fondato l'Associazione Pietro Taricone ETS, che nel 2012 ha avviato la progettazione di una scuola nel villaggio di Ghami, nell'Alto Mustang. L'istituto, inaugurato nel 2016, è costruito secondo l'architettura tradizionale locale ma con criteri antisismici e alimentazione solare, e accoglie circa 59 studenti tra i 6 e i 16 anni provenienti da diversi villaggi della zona.
È in questo percorso che nasce l'incontro con Kunzom, figura che il documentario identifica come centrale nella realizzazione del progetto. La scuola permette ai bambini del Mustang di proseguire gli studi senza dover abbandonare le proprie famiglie, un obiettivo che la stessa Smutniak ha definito il senso ultimo della promessa fatta con Taricone.
La voce di Sophie e il racconto di oltre vent'anni
A guidare la narrazione di Mustang è Sophie Taricone, che nel documentario presta la propria voce a una storia iniziata prima della sua nascita. La figlia di Smutniak e Taricone ha riscoperto le immagini girate durante quel primo viaggio del 2003 e quelle dei viaggi successivi compiuti da sua madre con lei da bambina. Nel trailer diffuso nelle scorse settimane, Sophie racconta: «I miei si conoscevano da pochi mesi quando lui l'aveva convinta a partire. Aveva sentito parlare di un regno, al confine con il Tibet». E ancora: «Tante cose sono cambiate dal nostro primo viaggio in Mustang. Eravamo così lontane da quello che c'era successo che potevamo credere di essere chiunque, almeno per un po'. Ma questa è una storia molto più grande di noi».
Il documentario, scritto dalla stessa Smutniak insieme a Marella Bombini, è una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà, con il contributo dell'Associazione Pietro Taricone e il sostegno dell'Unione Buddhista Italiana. La fotografia è firmata da Paolo Pisacane, il montaggio da Ilaria Fraioli, mentre le musiche sono di Lorenzo Tomio. Prodotto da Domenico Procacci, Laura Paolucci e dalla stessa regista, Mustang arriva dopo Mur, il documentario del 2023 con cui Smutniak aveva esordito dietro la macchina da presa.
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